lunedì 16 aprile 2018

AUTOSPOT, si può dunque ignorare, saltare, obliterare…



Avrei voluto scrivere ancora qualcosa sugli accadimenti in Siria, ma molte cose corrette sono già state scritte e diffuse e credo che tocca aspettare un po’ per vedere cosa emerge dal contradditorio comportamento delle potenze coinvolte. Di certo nessuno dei gangster aggressori considera la prospettiva dell’abbandono, del compromesso, della sopravvivenza della Siria così com’è e come il suo popolo e il diritto internazionale vogliono.
Nel frattempo, avendo tra i miei interlocutori e amici anche alcuni residenti in Germania e magari ce ne sono anche altri che seguono questo blog, segnalo un’interessante iniziativa del Dipartimento Federale per la Cultura Politica, patrocinata dal Capo dello Stato, Steinmeier. Ad Aquisgrana si apre venerdì 20 aprile la mostra

“LAMPI DEL FUTURO
L’arte dei sessantottini, ovvero il potere degli impotenti”

Si tratta di un’esposizione (20/4/18 – 19/8/18) di arti figurative e opere letterarie di protagonisti, attivisti, osservatori, analisti, storici del movimento 1968-1977 di vari paesi, a cui, per l’Italia, sono stato invitato a partecipare con un testo sulla mia esperienza quale giornalista e militante di quel movimento. L’inaugurazione, con la presenza degli autori, avrà luogo giovedì 19 aprile.
Quel testo è diventato un libro, “UN SESSANTOTTO  LUNGO UNA  VITA”, edito da Zambon (www.zambon.net) e pubblicato sia in italiano che in tedesco.
La prima edizione del libro, che a suo tempo mi sono permesso di segnalarvi, è andata esaurita in pochi giorni, segno che l’argomento, il ricordo di quel tempo e di quel fenomeno rivoluzionario, non hanno perso interesse e continuano a produrre stimoli ed esiti. Per cui, insieme all’editore, abbiamo ritenuto di arricchire il lavoro di nuove storie, ricordi, riferimenti, nuove riflessioni, anche di maggiore attualità, sottolineando quanto ancora ci collega e quanto ci separa da quel cruciale momento storico. Così, fra qualche giorno nelle librerie si troverà la seconda edizione di “Un Sessantotto lungo una vita”, lunga quasi il doppio della prima.



CON LA SIRIA, CONTRO I GANGSTER, CONTRO I CERCHIOBOTTISTI




Chi si illude che con gli attacchi missilistici di sabato l'Idra Usa-UK-Francia-Israele-Arabia Saudita abbia concluso un genocidio in Siria che va avanti da 7 anni, mena il can per l'aja. Questi regimi-gangster sono impegnati a spazzare via, con il mondialismo delle armi e dell'economia, ogni realtà statuale e nazionale dissidente e a ricostituire il colonialismo dei secoli precedenti. Non mollerano l'osso se non quando costretti dai costi eccessivi .o da un rifiuto di massa nel mondo. Come col Vietnam.

Per ora l'infinita resilienza e il fantastico coraggio dei combattenti siriani e di tutto quel popolo, guidato da uno straordinario presidente, l'impegno eroico di Hezbollah e degli iraniani, la generosa e preziosissima assistenza dei russi (quando finalmente i sistemi di difesa antiaerea S-300 e 400?), hanno tenuto testa all'Uccidente, ai suoi vassalli, ai suoi sguatteri (noi).



E' ammissibile che si rimanga alla finestra a guardare altri battersi per noi, per la salvezza di tutti? Riusciremmo ancora a guardarci allo specchio?

venerdì 13 aprile 2018

FANTASTICO SPUTTANAMENTO DI TUTTA L’OPERAZIONE “ATTACCO CHIMICO A DOUMA”!!!




Al link qui sopra trovate la prova decisiva, sconvolgente, inconfutabile, di quanto falsa e infame sia stata l’accusa ad Assad di aver bombardato con armi chimiche la cittadina di Douma. Si vede una sede della brigata di jihadisti asserragliata nell’ultimo fortilizio di Al Nusra nella provincia di Ghouta, in cui persone lavorano dietro un tavolo, altre persone appaiono sfaccendate e molti bambini giocano a palla. Improvvisamente viene fatta suonare la sirena di un allarme aereo e i ragazzini e bambini, come per un esercizio perfettamente imparato in prove, si buttano per terra e si fingono morti o morenti.
Immediatamente compaiono sanitari in camici bianchi a somministrare soccorsi, soprattutto mascherine d’ossigeno e schiumogeni da far poi uscire dalle bocche delle “vittime”.

Nel 1912 in Siria, a Homs, avevo visto un filmato dello stesso genere: istruttori adulti disponevano corpi di minori e bambini sul pavimento e con una sostanza rossa gli dipingevano addosso del sangue”. Dopodichè arrivavano le telecamere dei media amici a riprendere “l’ennesima strage di Assad”. Lo si vede nel mio docufilm “Armageddon sulla via di Damasco”.Allora né la Turchia, né l’Arabia Saudita, né i servizi uccidentali avevano ancora insegnato ai jihadisti di fabbricarsi armi chimiche (poi da loro sperimentate su conigli, come illustrato da un altro video che a suo tempo avevo messo in rete).


E’ sulla base di una “prova” come quella recitata dagli attori di una presunta strage chimica, definitivamente smascherata da questo e altri video, che una conventicola di gangster, autodefinitisi donne e uomini politici, capi di Stato, primi ministri, ministri, dei più potenti Stati occidentali, sostenuti nei loro crimini da uno sterminato coro di cortigiani, servi, prostitute, pali, politici e mediatici, si preparano a fare altri milioni di morti, frantumare e spezzare via un altro paese e poi altri paesi ancora.

Non ci basta? Non ci basta per utilizzare ogni nostra residua energia, rabbia, odio (sì quell’indispensabile odio che le Boldrini e gli Zuckerberg vorrebbero esorcizzare, con quanto resta di conflittualità, in quanto offensivi nei confronti dell’establishment), forza, rispetto per noi stessi e per l’umanità  e lanciarla contro i responsabili di queste efferatezze e quelli che gli tengono bordone?

Questo è un appello che ho scritto per la Lista Comitato No Nato.

Gli Usa, il Regno Unito, la Francia, Israele, con la Nato al seguito, dopo averlo minacciato, preparano un attacco alla Siria, Stato arabo laico, democratico e socialista  ancora in piedi dopo 7 anni di aggressione e massacri, attacco che inevitabilmente coinvolgerà i suoi alleati, russi, iraniani e Hezbollah e non potrà non provocare reazioni e  culminare in una catastrofe planetaria, addirittura nucleare.

Coloro che promettono di attaccare sulla base di un’evidente macchinazione provocatoria, come quella dell’ennesimo presunto uso di armi chimiche a Ghouta da parte di Assad, proprio nel momento di una sua decisiva vittoria sul mercenariato jihadista, sono gli stessi che hanno trascinato il mondo in guerra dopo guerra sulla base di bugie, falsità, inganni, come le armi di distruzione di massa di Saddam, la responsabilità per l’11 settembre dell’Afghanistan, i bombardamenti sul proprio popolo di Gheddafi e Assad. Procedono alla distruzione e sottomissione di qualsiasi elemento statuale non allineato, causando milioni di morti innocenti e inenarrabili devastazioni. Ognuna di queste operazioni costituisce un crimine contro l’umanità.

Oltre al martirizzato popolo siriano, oggi è a rischio l’intera umanità per il fanatismo bellico e la frenesia di potere e ricchezza dei dirigenti di una minoranza che pretende di definirsi “comunità internazionale”, rappresentandone non più del 17%. Di fronte a questa corsa verso il suicidio planetario siamo finora rimasti attoniti e passivi. Se non è ora il momento per sollevarsi in massa, senza distinzione di ideologie e posizioni geopolitiche, riprendendo il filo di una lotta contro gli sterminatori, i profittatori di guerre e genocidi, gli schiavisti di un’economia che per affermarsi travolge popoli, nazioni, pezzi di mondo, domani non lo è più di certo.

Muoviamoci, organizziamoci, ribelliamoci, denunciamogli assassini e i loro complici. Assediamoli! Fermiamoli! Ne va della vita.

Lista Comitato No Nato.

mercoledì 11 aprile 2018

Il rettilario uccidentale, il verminaio jihadista, gli sciacalli della stampa: A TUTTO GAS



(Ragazzi è lungo, ma non credo non potesse esserlo, data la portata degli argomenti. Prendetevela calma, per un po’ non disturbo)

Quel pazzo di Assad…
I siriani sono un popolo di inebetiti che si fanno governare da un mentecatto sadomasochista che utilizza un esercito di deficienti. Così, nella provincia di Ghouta,  da cui terrroristi jihadisti al soldo di Usa, Israele, Turchia e Arabia Saudita facevano il tiro al piccione sui civili di Damasco, liberata al 90% a costo di interrabili sacrifici e costi, con decine di migliaia fuggiti dai jihadisti che rientravano alle loro case, cosa fanno Assad, esercito e siriani plaudenti? Cosa fanno  dopo che Usa, UK e Francia, notoriamente in fregola di massacri, avevano promesso castighi spaventosi in caso di attacco chimico di Assad? Cosa fanno dopo che l’avevano sfangata nel 2013  dalla stessa identica accusa di aver ucciso qualche centinaio di bimbetti siriani con i gas nervini, sfangata grazie alla smentita dei satelliti russi, grazie alla scoperta di alcuni genitori che quei cadaverini appartenevano a loro figli rapiti da Al Nusra settimane prima nella zona di Latakia e grazie alla consegna e totale distruzione sotto controllo ONU (cioè Usa) dell’INTERO arsenale di armi chimiche siriano? Cosa fanno?

Manco fosse l’idra trumpiana composta da un Bolton (Sicurezza Nazionale Usa), o un Pompeo (Dipartimento di Stato), o una Gina Hagel (CIA), invasati di eccidi, guerre e torture, Assad ordina un’apocalisse chimica su donne e bambini a Douma, ultimo fortilizio in cui sono asserragliati i mercenari israelo-saudi-Nato che si fanno forti dello scudo umano imposto alla popolazione. Un esercito di fratelli, sorelle, padri e figli di quelle donne e di quei bambini, esegue con la coscienza umana e civile di un cyborg alimentato a bile nera di cobra. E il popolo? Plaude, in attesa che ad Assad gli giri di prendersela chimicamente con un altro dei loro quartieri o villaggi.


In ogni caso, la genialata di Assad è servita a un effetto collaterale. Sempre che collaterale sia. Negli ultimi due venerdì, Israele ha commesso più omicidi di Jack lo Squartatore in 30 notti ad alto tasso di neuroni roventi. Avete presenti i videogiochi con i quali i registi culturali statunitensi educano il pupo yankee a trovare il massimo del godimento e del riconoscimento di cittadino dabbene per quanti più bipedi disintegra, città rade al suolo, paesi fa deflagrare? I cecchini di Tsahal appostati al sicuro per il tiro al piccione contro manifestanti a mani nude, stomaci rinsecchiti e vesti sbrindellate, a quella scuola si sono fermati. Ma nello Stato degli ebrei eurocaucasici incistato in Palestina, hanno seguito corsi di perfezionamento. Ebbene, grazie a Ghouta chi parla più di mattanze ebraiche a Gaza?  E neanche di porcate di Facebook contro la nostra incolumità-privacy-libertà?

Quel demente di Putin…
Allargando lo sguardo a un altro settore del cottolengo puntato da Usa e soci, si elevano in tutta la loro agghiacciante demenza il presidente di 150 milioni di russi, appena riconfermato con un adesione che nessun governante occidentale si sogna, il suo servizio di intelligence, fin qui considerato uno dei più professionali del mondo, e il suo popolo che agli altri due tributano un’ irresponsabile fiducia.  Cosa  fa Putin mentre le armate Nato bussano a tutti i suoi confini, su di lui si abbatte un ciclone mediatico  di odio, calunnie, falsità, deformazioni, invenzioni, di tutte le camarille giornalistiche dell’Occidente  e ogni elezione andata male viene attribuita ai malefizi dello “zar del Cremlino” (salvo poi, oplà, risultare originata dagli occidentalissimi Facebook e Cambridge Analytica)? Cosa fa l’autocrate di Mosca mentre sta come al circo la partner del lanciatore dei coltelli, solo che stavolta quello prova a coglierci?
Il supermago dei vecchi servizi ordina ai supermaghi di quelli nuovi di beccare un vecchio arnese russo dello spionaggio britannico, sparargli un po’ di gas nervino con il logo “made in Russia”, per bonus extra spararne un po’ anche a sua figlia in visita dalla Russia, e ottenere che il Russiagate, finora mantenuto nei limiti di una mano elettorale data a Trump, Brexit, Di Maio e Salvini (ora entrerà in lizza anche Orban), esploda come uno Zeppelin su tutto il pianeta, con fiamme che ci si ripromette avvolgeranno l’intero “impero del male”.


E meno male che c’è Bolton
Come farebbero i reggitori del mondo libero, civile, democratico a vincere il confronto con la barbarie se non avessero di fronte antagonisti con tali eccelsi quozienti d’intelligenza? Come farebbero a portare avanti la loro battaglia per i diritti umani, contro le molestie alle donne, l’odio per Hillary, Boldrini e Asia Argento, contro i fascisti perennemente risorgenti. contro i bulli a scuola, contro chi, rigettando il neoliberismo dei “liberal”, precipita nella regressione del sovranismo, dell’egoistica autodeterminazione, del rifiuto del multiculturalismo che si ottiene attraverso il ginnico movimento di popolazioni sollevate dal loro obsoleto contesto storico, contro chi, insomma, si oppone al miglioramento della razza?
Come farebbero senza quelli, modernamente di destra, che astutamente si fanno passare per sinistra (parlo del manifesto e di chi il giornaletto sorosiano tiene per “quotidiano comunista” e ci scrive, vero Manlio Dinucci?), mollando quella zavorra che non sa stare a tavola, non si veste UE e vota populista. Quella destra rigenerata che da George Soros si è fatta insegnare come per gabbare lo santo e farla finita con la festa della pace imbelle, della sovranità affidata al popolino, dei diritti degli scansafatiche, del rispetto tra Stati, basta calcare la penna o la voce quando si scrive o si dice “sinistra”. Dite che il trucco si vede? Non quando da mane a sera (gli smart dicono h24) ti sventolano sul muso la bandiera arcobaleno dei diritti umani con al centro Asia Argento che si bacia con la Boldrini.

Statista Usa


Come farebbero a sventare le mostruose macchinazioni contro l’umanità di  questa baraonda di squinternati se non disponessero della sollecitudine di un Bolton che da sempre perora l’annientamento nucleare di Stati delinquenti come Iran e Nordcorea; se non ci fosse un Pompeo che, da capo Cia, con la sua sezione eugenetica era riuscito a modificare biologicamente i testicoli degli agenti nemici in granelli di popcorn; se non ci fosse una Gina Hagen che, nelle carceri segrete Cia in Tailandia, ha personalmente provveduto a rimuoverli del tutto, quei coglioni?

Watchdog di chi?
Come farebbero senza la stampa a edicole e schermi unificati, bellezza? Per modelli supremi di giornalismo watchdog del potere vanno presi organi che, come il New York Times o il Washington Post osannato dal noto lobbista Spielberg, invece sono da sempre  watchdog del lettore, le zanne le affondano nel lettore che, osando divergere, diventa bodrinianamente un “hater”, odiatore. E male gliene deve incorrere. Lo sanno bene il “manifesto” e la sua lobby. Tanto bene che quando a Michele Giorgio, corrispondente a Tel Aviv, incombe l’onere di stigmatizzare le carneficine israeliane a Gaza, istantaneamente il giornale rigurgita di rievocatori della Shoah, delle infami leggi razziali, dell’antisemitismo che infesta l’Europa come la peste del 1630, o la spagnola del 1917. Si ristabilisce lo squilibrio.

Di qua Netaniahu, di là Soros

Del resto si tratta di una divisione dei compiti. Sta diventando di evidenza solare la competizione tra due tendenze storiche dell’ebraismo, una nazionalista e una mondialista. Non è questo il momento per andare ad analizzarne le origini, i teorici, gli esecutori. Ma da una parte c’è lo stato europeo (di semiti ci sono solo gli arabi convertiti) fondato in Palestina con le sue mire espansioniste e il ruolo di sorvegliante della regione del petrolio e delle marche al confine tra impero occidentale e il resto del mondo. E qui ci sono i Begin, gli Sharon, le Golda Meir, i Ben Gurion, tutto il cucuzzaro terrorista e guerrafondaio del Grande Israele, fino a Netaniahu. Dall’altra parte c’è la globalizzazione imperialista, stadio supremissimo del capitalismo transnazionale che, con la forza delle armi, della sorveglianza e del dollaro, deve travolgere statualità, comunità, identità, sovranità, per un unico governo mondiale di spirito talmudista. E qui, dall’oceano di ricchezza e potere chiamato Wall Street, svettano i Rothschild, i Warburg, i Barclay, i Goldman Sachs, i Rockefeller e il formidabile braccio operativo Soros.


Quando il grande giornalismo è investigativo
Torniamo alla stampa, baby. Particolarmente valida è ovviamente quella investigativa. Chi, investiga meglio nelle botteghe, nei retrobottega e negli scarichi del regime? Chi giorno dopo giorno, non risparmiando mai nessuno, fa le pulci ai notabili corrotti, ai trasformisti, ai tagliaborse parlamentari, ai palloni gonfiati, ai ciarlatani e saltimbanchi tra Senato, Montecitorio e Palazzo Chigi, non risparmiando neppure i potentati di economia, banche, industria. Nessuno come lui, Marco Travaglio! E “Il Fatto Quotidiano”. Non per nulla su Ghouta apre a tutta pagina: “Il gas di Assad fa strage”. Perbacco che precisione, tempestività, controllo di tutte le fonti. E naturalmente Trump deve fare “la voce grossa”, Tale Fabio Scuto ci dimostra, indagini indipendenti alla mano, che “Assad se lo può permettere dato che Trump ha annunciato il ritiro delle truppe Usa” (curioso, proprio alla vigilia della strage chimica. Ci ha fatto una bella figura di moderato). Ora però, con questi crimini di Assad, tutto cambia, per forza, e ci si può dare dentro, il Male Assoluto, con i suoi missili pirati, ha dato il via, 17 morti …), E poi, sempre Scuto, Assad “non ha fatto che ripetere l’attacco chimico su larga scala del 2013” e ora si appresta  a “fare pulizia dei gruppi islamisti sul Golan e a Idlib”. Del resto, “Assad è libero di massacrare, uccidere (massacrare non basta), bombardare e devastare ogni enclave dell’opposizione”.

Da “tagliagole” a “opposizione”
“Opposizione”. Ricordate quando di quella che oggi chiamano opposizione giravano i video con civili e soldati siriani, libici e iracheni scuoiati, linciati, impiccati, crocifissi, chiusi in gabbia e incendiati o affogati? Oggi “Opposizione”, un po’ come i laburisti a Londra. Un po’ come quella di Travaglio a ogni fake news, bufala, balla, panzana. Grande giornale investigativo. Che però, non batte nessun altro giornalone, servizio tv. Tipo quello di Sky, all’indomani di Ghouta, dove tale Coen (!) passeggia lungo la Skywall commentando immagini di orrore bellico. La prima è la bambina al napalm del Vietnam. Lontanissima, sbiadita, ma accredita tutte le altre, tutte di orrori commessi da nemici degli Usa. Ovviamente comprese le foto da studio di morticini in spiaggia e bimbi sanguinolenti in ambulanza, icone anti-Assad al merito dei soccorritori Cia Elmetti Bianchi, fino a alle bambine schiumanti e sotto docce purificanti a Ghouta, sempre degli Elmetti Bianchi. Quei credibilissimi Elmetti bianchi fondati dal mercenario inglese Le Mesurier, finanziati dai governi di Londra e Washington  e che, imparzialmente, compaiono solo nelle aree in cui poi possono fraternizzare con i terroristi.


Alla convention di Ivrea i 5 Stelle hanno cacciato Jacopo Iacoboni  della Stampa che si stava intrufolando con badge taroccata. Iacoboni scrive sul giornale che gareggia con Repubblica (stessa proprietà De Benedetti-Sion, dopo la fusione in “Stampubblica”) per chi è più filo-Stato Profondo Usa ed è diretto da Maurizio Molinari che ha tutti i titoli per rivendicare la palma di direttore più filoisraeliano dopo quello del Jerusalem Post. Chi si è erto indignato e zeppo di prosopopea contro questa esclusione della sacra categoria, contro questo liberticidio, è stato Enrico Mentana. Passi per lui, grande funambolo tra specchi veri e specchi deformanti, ma gli è venuta dietro, come al pifferaio di Hamelin, tutta l’armata dei galli del pollaio della nostra quotidiana disinformazione, cresta rossa, gonfia e inalberata. In testa, a bandiere di libertà di stampa spiegate, Federazione della Stampa e Ordine dei Giornalisti. Farebbero bene, prima, di sciacquarsi la bocca e, poi, a sputare quel nugolo di parassiti della verità di cui vantano la rappresentanza. A dispetto delle parecchie cose dei 5 Stelle più recenti  che mi sconcertano, compresa la grottesca e impropria esaltazione del fortilizio Nato Estonia a Ivrea, con la cacciata di Jacoboni ho solidarizzato.

Manifesto, Repubblica e Hillary, uniti nella  lotta
Epitome di tutto, in mancanza, il lunedì, del sinistro ma omologo “manifesto”, è la prima pagina de “La Repubblica”. Sembra composta da qualche emissario del rettilario che abita nei bassifondi (politici) di Washington. “Attacco chimico, una strage, Trump: Assad animale, paghi”; “Ordini e divieti, la burocrazia del Califfato” su come amministra e governa, quasi decentemente, il mercenariato jihadista degli Usa; “Non si ferma l’onda nera di Orban”. Vedeste, a proposito di “haters”, il “manifesto”! Onda ovviamente nerissima per il giornale che ha per figure politiche stelle polari come Hillary Clinton, George Soros, e i rivoluzionari democratici serbi, libici e siriani. “Despota xenofobo e illiberale” (detto da chi ha quei riferimenti, è convincente), visto che Orban preferisce Putin a Trump e qualsiasi ungherese a Juncker, governa uno dei paesi con maggiore crescita e minore disoccupazione, ha elevato il livello di vita delle classi lavoratrici, ha più immigrati per abitanti di qualsiasi altro paese europeo. Tutta roba che si direbbe di sinistra, epperò ha messo sù un muro, é sovranista, anche se un po’ meno di Usa, Israele, Germania, Francia, UK, Vaticano, ha cacciato  i sinistri di Soros e, dunque, è di destra e, per Furio Colombo, un nazista.

Non poteva mancare il richiamo in prima, con tanto di ritrattino carino, “Asia Argento, Laura Boldrini: Perché in Italia MeToo (sapete, quella gigantesca operazione di vittimismo da guerra anti-maschio) ha perso la sua battaglia… abbiamo l’obbligo di aiutare le donne a reagire”. Detto da queste due, imbarazzante. Per le donne, prima ancora che per tutti gli altri generi.

La grande zucca

Il meglio di sé, Calabresi Jr, direttore del tabloid scandalistico, lo dà nelle due pagine interne dedicate alla provocazione Usa-UK-Francia-Israele-Saudia. E il supermeglio lo dà uno che l’universo mondo dei boccaloni considera il trombone d’oro del giornalismo, non per nulla presente in tutte le vetrine tv ispirate a Bilderberg. Se il commentatore dozzinale della stampa dozzinale, cioè di regime e impero, è il gonzo, dalla grossolanità evidente a chiunque non abbia il naso otturato da fumi sinistri, Vittorio Zucconi è il ganzo che ti avvolge nella garza profumata del pietismo e dell’aborro “da Sarajevo a Douma, quelle sporche guerre sporche”. E già si è parato il culo e a te ha somministrato la vasellina.

Al termine di tre colonne di geremiadi autocelebranti la propria integrità morale, ecco “in cauda venenum”: “A Douma sotto le bombe di Assad, si muore asfissiati anche per noi”. “Venenum anche in medio”, però, dato che la correttezza professionale, alimentata anche dalle approfondire inchieste non condotte sul campo (impedite dall’ONU/ Usa) e corroborata dagli esperti russi che sul luogo hanno trovato né gas nervino, né cloro, ma solo acqua e fumogeni e bambini attaccati all’ossigeno, non lo esime dall’aggiungere qua e là lo stesso concetto: “Bambini asfissiati dalle bombe di Assad… linea rossa delle armi chimiche che Assad superò impunemente… l’apoteosi più sporca del sudiciume bellico…”. Cazzo, come gliele canta alle sporche guerre, il grande giornalista!

Chi prevede, chi benedice
Ma almeno Zucconi parla ex post, qualcosa dell’accaduto il suo talento di analista deve averlo pur immaginato per scrivere tutte quelle cose così tranchant. Altri, dotati di preveggenza, hanno parlato addirittura ex-ante. Come quel Tiresia sciuffellato di Boris Johnson, o quella creatura da laboratorio Bilderberg, Emmanuel (dall’ebraico “Dio è con noi” e pour cause) Macron, che avevano annunciato pioggia di fuoco su Assad qualora osasse usare armi chimiche. O come la stessa Chiara Cruciati del “manifesto” che, nella sua incontinenza orgasmatica per i toy boy curdi degli Usa, tra cui intravedeva inesistenti assiri, turcomanni, drusi, venusiani, riuniti in democratica, ecologica, femminista federazione, mai ha notato che questi confederali hanno fatto pulizia etnica e consegnato un terzo della Siria e 10 basi agli americani. Dal che andava dedotto che Assad è un farabutto nazionalista,  che addirittura assediava la povera Ghouta piena di donne e bambini.

Quanta sintonia!  Anche con Amnesty che a pochi giorni dalla bufala di Ghouta, come sempre trescava con chiunque volesse far fuori siriani e Siria lanciando disperati appelli a fermare il genocida assedio di Assad a Ghouta. Non mancava che la sanzione suprema. Quella dell’autorità più alta, incorruttibile, sacra. E Bergoglio non si è fatto pregare. A poche ore dal botto di Ghouta ha fatto lo Zucconi: “Basta guerre!” Ma, soprattutto, “Basta armi chimiche nelle bombe”. E benedetto sia chi le ferma. Chiedetevi chi, in Siria, ha aerei e lancia bombe. E poi non stupitevi dell’allineamento di un prete che in Argentina condivideva fasti e nefasti della dittatura. Del resto, com’è che si chiama Macron?



lunedì 9 aprile 2018

O LA TROIKA O LA VITA - Non si uccidono così anche i paesi



In diversi mi avete chiesto quando ci sarebbe stata una presentazione del mio docufilm “O LA TROIKA O LA VITA – EPICENTRO SUD” a Roma.
Organizzata dalla rivista “Indipendenza” , venerdì 13 aprile alle 20.30 presenterò il film al Circolo ARCI della Garbatella, Via Pullino 1, Metro Garbatella.




Sarà l’occasione per scambiarci notizie e riflessioni su quelli che sono i temi del lungometraggio: l’aggressione dei poteri transnazionali, europei e mondiali, al Sud del mondo e dell’Europa, a partire dalla Grecia e a finire con l’Italia, sullo sfondo delle grandi problematiche che imperialismo e mondialismo hanno suscitato in termini di guerre, terrorismo, nazionicidi, devastazioni di ambiente e comunità.
Fulvio

venerdì 6 aprile 2018

PCI, INTERNAZIONALISMO, IRLANDA DEL NORD, URSS E CORNO D’AFRICA, IDEOLOGIA IMMIGRAZIONISTA E NAZIONICIDI, LIBERAZIONE SESSUALE E TEORIE GENDER Intervista a Fulvio Grimaldi a cura di Stefano Zecchinelli (L’Interferenza.info


http://www.linterferenza.info/

A questo sito si trova un'intervista fattami da Stefano Zecchinelli che ha anche recensito con profondità, lucidità e competenza il mio ultimo libro "Un Sessantotto lungo una vita". Parliamo di temi di rilievo attuale e anche storico.



(1)  Il tuo libro, Un sessantotto lungo una vita, contiene una forte critica marxista al Partito comunista italiano i quali burocrati ‘’facevano da cani da guardia al capitale’’. L’opportunismo interno del PCI quali ripercussioni ha avuto nei confronti dell’internazionalismo rivoluzionario? Mi spiego meglio: come si poneva il PCI nei confronti delle lotte di liberazione nazionale da te seguite in prima persona? In che modo si poneva il Partito comunista italiano nei confronti della Resistenza palestinese?

Parto da un’esperienza personale. Nel giugno del  1967, mentre ero alla BBC e corrispondente di Paese Sera a Londra, il quotidiano romano vicino al PCI (suo editore) mi spedisce alla guerra dei Sei Giorni in Palestina. In linea con il partito e con Mosca, fautori della creazione di Israele, il giornale diretto dall’ebreo (per quanto questo non debba necessariamente significare niente) Fausto Coen sosteneva il diritto del ritorno degli ebrei “nella loro terra storica” e la costituzione di un loro Stato secondo i deliberati per  la spartizione dell’ONU nel 1948. Alla vista di quanto succedeva nel corso della guerra e subito dopo, l’assalto oltreché a Gaza tenuta dall’Egitto, ma l’avanzata nei territori palestinesi, iniquamente ridotti rispetto alla già diseguale suddivisione dell’ONU, con la brutale cacciata degli abitanti, la distruzione di città e villaggi, l’occupazione illegittima di Golan e Sinai, il trattamento durissimo dei prigionieri arabi, l’oppressione feroce degli abitanti nelle zone occupate, i miei reportage, per quanto “ripuliti” dalla censura militare, andavano in netta contrapposizione con la linea fino allora seguita da partito e giornale. Ma furono pubblicati e indussero un profondo ripensamento che arrivò addirittura al cambio di direttore, dal recalcitrante Coen al disponibile Giorgio Cingoli (pure lui ebreo).

Chiaramente il ripensamento, che portò poi il PCI a barcamenarsi faticosamente tra “diritto di Israele a esistere” e diritto dei palestinesi a resistere, non poteva essere solo frutto dei miei servizi (che, tra l’altro, mi costarono l’espulsione dall’”unica democrazia del Medioriente”), ma fu determinato da un forte dibattito ai vertici e soprattutto alla base del partito e, inevitabilmente, alla luce del rapporto con Mosca a quei tempi, dalla scelta sovietica di sostenere il movimento nazionale panarabo, a sua volta a fianco della resistenza palestinese.

In ogni modo l’internazionalismo del PCI è continuato a dipendere sia dagli equilibri interni, con la componente “migliorista” di Amendola e Napolitano pencolante verso Occidente e Israele, sia dalle giravolte del PCUS nel quadro degli equilibri tra la spartizione delle sfere d’influenza di Yalta e la necessità di garantirsi posizioni di forza geopolitiche. Ne derivava una linea flessuosa, tra appoggi decisi come nelle guerre di Indocina e arretramenti, tipo il cedimento sui missili a Cuba. Mentre sulla Palestina ci si baloccava con l’auspicio di negoziati di pace (poi Oslo) e nella speranza che una resistenza palestinese non violenta convincesse Israele ad accettare i famigerati due Stati.

(2)  Nel libro viene descritta la Domenica di sangue, un feroce massacro per mano dei paramilitari inglesi nei confronti di pacifici dimostranti irlandesi. Sulla base della tua esperienza e delle molteplici documentazioni che hai raccolto, cosa resta, oggigiorno, della Resistenza antimperialistica dell’Ira? Intravedi alcuni parallelismi fra i fasulli Accordi di pace, stipulati dall’Ira col governo inglese nel 1998, e l’ambigua pacificazione colombiana?

A mio parere, in entrambi i casi si tratta di accordi a perdere che non hanno dato soddisfazione alle istanze di liberazione e giustizia e hanno avviato le vicende sul binario morto di una finta normalizzazione, di soddisfazione per i vertici di entrambe le parti. Difficile dire cosa rimanga oggi della resistenza anticolonialista e antimperialista dell’IRA. Gli accordi di pace del Venerdì Santo firmati da Gerry Adams e Martin McGuinness, entrambi ai vertici dell’Ira negli anni ‘70 e ’80, hanno imposto il disarmo dell’IRA, realizzato,  come non lo fu quello delle formazioni unioniste, lasciando nella popolazione repubblicana, ormai non più minoranza nelle Sei contee, ma vicino al 50%, fortemente provata da trent’anni di lotte, perdite e devastazioni, stanchezza, delusione, ma anche rassegnazione.



Mie recenti visite in Nordirlanda, per testimoniare alle varie inchieste sulla strage di Bloody Sunday, confermano sia questa situazione di arretramento, ma anche la perdurante aggressività degli unionisti, con continue incursioni tra la popolazione repubblicana. Rimane intatto  il divario ideologico e politico e la totale incomunicabilità tra le due comunità. Il governo provinciale di unità nazionale, imposto da Londra dopo gli accordi, con la paradossale coabitazione tra l’estrema destra unionista di Paisley e lo Sinn Fein di Adams, non ha portato che un marginale riscatto economico-sociale alla da sempre discriminata comunità repubblicana cattolica. Alla resa dell’IRA hanno reagito alcune componenti dell’organizzazione, Real IRA, Continuity IRA, con sporadiche operazioni contro esponenti dell’amministrazione della sicurezza, ma è difficile rilevarne la consistenza in termini di adesione popolare.

In questa luce i parallelismi con la soluzione del conflitto colombiano e l’analoga rinuncia alla lotta armata di popolo in Colombia risultano abbastanza chiari. Se da questi processi, in ultima analisi governati dalle forze della normalizzazione reazionaria e finiti a loro vantaggio, basti vedere la debacle elettorali delle FARC nelle condizioni impossibili date, possano venire cambiamenti in direzione emancipatrice resta altamente dubbio. La Storia direbbe il contrario.

(3)  Tu hai documentato, con grande rigore metodologico, la liberazione dell’Eritrea, ex colonia italiana, dalla morsa dell’imperialismo occidentale. Nel libro fai giustamente riferimento al – vergognoso – sostegno sovietico nei confronti del colonialismo etiopico. Secondo te, per quale ragione l’Unione Sovietica ha sovrapposto gli interessi nazionali alla solidarietà antimperialistica tanto cara Lenin, Fidel Castro e molti altri rivoluzionari? La politica dei Partiti comunisti europei in che misura è stata condizionata dal ‘’revisionismo’’ sovietico?

Oltre a non avere di solito favorito secessionismi, dei quali poteva temere il contagio nell’Unione, l’URSS ha visto nella defenestrazione del fantoccio occidentale Haile Selassie un’occasione senza precedenti per allargare la sua influenza in Africa, oltre Tanzania, Angola, Algeria, Libia ed Egitto. Troppo appetitosa era la prospettiva di mettere piede in una delle zone geopoliticamente più strategiche del mondo, il Corno d’Africa, lo stretto di Bab el Mandeb, il Mar Rosso, il Golfo Persico, l’Oceano Indiano, da dove passano gran parte degli scambi mondiali, in particolare di petrolio, tra Est e Ovest e Nord e Sud. Le forze rivoluzionarie si sono a lungo illuse che nella politica estera dell’URSS potessero prevalere ragioni etiche e ideali. Nella realtà ha sempre prevalso, non del tutto irragionevolmente, il pragmatismo della realpolitik.

Eritrea 1971, con combattenti del FLE


Quanto ai partiti comunisti europei, raramente si potevano notare divergenze da quanto indicava la casa madre. Al più veniva lasciato qualche spazio a una pubblicistica non direttamente emanazione dei partiti, fiancheggiatrice. Ne fu un esempio in Italia il bel settimanale “Giorni-Vie Nuove”, una specie di Espresso rosso, nel quale a me era consentito pubblicare i reportage sulla lotte di liberazione eritrea, palestinese, nordirlandese.

(4)  Tu ha hai giustamente definito ‘’sociocida’’ e ‘’nazionicida’’ l’’’operazione migranti’’ la quale è stata pianificata dalle fazioni ‘’liberal’’, ben analizzate nei tuoi articoli, dell’imperialismo USA. Pensi che l’ideologia immigrazionista debba essere inquadrata come l’altra faccia del colonialismo occidentale? Secondo te, quale rapporto intercorre fra l’’’operazione migranti’’ e la fine delle lotte di liberazione nazionale, la decolonizzazione radicale che per noi è l’unico antirazzismo reale?

Permettimi qui di rispondere con un brano dalla seconda edizione del mio libro “Un Sessantotto lungo una vita”. Tre sono le grandi operazioni con cui la cupola finanzcapitalista persegue nel terzo millennio il dominio totalitario politico, militare, economico e culturale sull’umanità. Lo Stato unico della sorveglianza e del controllo senza spiragli o crepe. Hanno tutte origine nel cosiddetto riflusso degli anni ’80 del Novecento, risposta all’onda insurrezionale del decennio precedente e prodromo dell’offensiva scatenata vent’anni dopo, a partire dalla “normalizzazione-passivizzazione” delle coscienze e dei saperi con gli strumenti hi-tech degli apprendisti stregoni di Silicon Valley. La diffusione della droga per la guerra alla droga; la diffusione del terrorismo per la guerra al terrorismo; la migrazione di massa finalizzata a un unico superstato che persegue la distruzione di ogni statualità attraverso la creazione di masse, estratte dal proprio contesto storico, omologate dall’abbandono, dalla disperazione, dalla perdita di anima e nome collettivi e da un destino di subalternità irrimediabile.

Strategia di distruzione dei diritti umani (intesi come libertà, riservatezza, lavoro, autonomia, rapporti sociali), se va bene sostituiti da diritti detti civili (perlopiù intesi come superamento di quelli biologici) e dal diritto di muovere guerra e distruzione a chi si pretende di accusare di violazione dei diritti umani. In ogni caso gli effetti collaterali, ovviamente voluti, sono spopolamento, impoverimento generale, rafforzamento di un élite finanziaria sovranazionale, familistica, eminentemente anglosassone. Attraverso l’accumulo di ricchezze, impensabili nel quadro della vecchia  lotta di classe e con gli strumenti tecnologici di cui mantiene il monopolio, si assicura una concentrazione di potere senza precedenti nella storia della vita su questo pianeta.

Che questo processo abbia potuto avanzare senza incontrare grandi ostacoli, almeno nello spazio occidentale, è dovuto anche al supporto, fino alla complicità esplicita, di soggetti, formazioni, giornali che si qualificano di sinistra. Un fiancheggiamento in parte pienamente consapevole, in parte inconsapevole, dovuto alla sclerotizzazione della propria visione dei rapporti di classe, alla mancata comprensione dei mutamenti radicali avvenuti, alla decerebrazione indotta dalla propaganda dei dominanti. Molto ci è rivelato da come le varie parti in commedia hanno affrontato il fenomeno delle migrazioni, senza mai indagarne l’origine e la strategia colonialista che le innesca e che punta a privare paesi dalle risorse predabili delle energie giovanili che ne garantissero il controllo e lo sviluppo e, al tempo stesso, con il dumping sociale nei paesi d’arrivo, abbassassero condizioni e pretese degli autoctoni, promuovendo ulteriori trasferimenti di ricchezza dal basso verso l’alto.

5)    Nel libro dai un giudizio positivo sulle lotte riguardanti l’emancipazione sessuale, un sacrosanto movimento di protesta contro il conformismo cattolico del padronato democristiano. Come mai quelle legittime rivendicazioni, decenni dopo, sono state strumentalizzate e stravolte dalle lobby lgbt? La (falsa)sinistra, tanto nella ‘’operazione migranti’’ quanto nell’avvallare le lobby pro-‘’gay americanizzati’’, in che misura s’è resa complice del lobbismo atlantico?


Mi sembra che sia proprio la questione del cosiddetto “gender” o “transgender” a rivelare l’estensione e la profondità della complicità tra quanto si pretende di sinistra e quanto esprime strategia ed obiettivi dell’élite restauratrice mondialista. L’operazione di valorizzazione LGBT, a implicito discapito dell’eterosessualità e della famiglia come basilare unità sociale e produttrice di vita, dovrebbe essere vista accanto all’altra campagna martellante in cui agiscono di conserva forze dell’establishment finanzcapitalista e sedicenti sinistre nel nome dei cosiddetti “diritti civili”, quella dell’esaltazione delle donne, “a prescindere” e della demonizzazione del maschio, a prescindere. Come effetto, collaterale, ma di notevole portata, l’enfasi sui diritti civili – matrimoni gay, famiglie unisex, stepchild adoption, anche jus soli – relega nell’ombra i diritti sociali e il principio di eguaglianza. Quello che era un segno del progresso umano, la conquista di diritti per i subordinati e sottoprivilegiati, uniti nella lotta oltre le differenze di genere, etniche, confessionali, nazionali, viene sostituito dalla palingenesi attribuita alle donne in posizione di potere, lasciando intatta la struttura di tale potere e il suo rapporto con la società. L’ossessivo slogan di “una donna primo presidente degli Stati Uniti”, che era la linea di forza della candidatura di Hiillary Clinton, una donna peraltro agghiacciante, ne erano l’esemplificazione.


Nel tempo del più brutale assalto della minoranza elitista al resto dell’umanità, del più feroce trasferimento di ricchezza dal 99% all’1%, della catastrofe ecologica perseguita con crescente accanimento e incoscienza, l’innesco di una guerra tra uomini e donne realizza una formidabile arma di distrazione di massa e il principale, tra i tanti, soprattutto hi-tech, strumento di frantumazione della coesione sociale. Premessa per la dispersione di ogni opzione di alternativa e opposizione. Non solo, l’intesa felice che tra donne e uomini aveva realizzato la liberazione sessuale, annichilendo millenni di repressione e contrapposizione imposti tramite ipocrisia, tabù, sensi di colpa, finzione, menzogna, aveva già iniziato a corrodersi e intossicarsi di sospetti con la mega-operazione dell’Aids. Una malattia negata da un numero di Premi Nobel della medicina e che ha prodotto il picco della mortalità a causa di un farmaco distruttore delle difese immunitarie, l’AZT con cui sono stati trattati 300 milioni di pazienti e che ha portato nelle casse della Glaxo-Wellcome 3000 miliardi di lire l’anno, Visto che quasi tutti i trattati con questo farmaco morivano, dal 1996, dopo 15 anni di utilizzo su vasta scala, è stato ritirato, avendo ormai causato un efficace sfoltimento umano e un’ efficace paranoia nei rapporti tra i sessi.


Ma temo che l’obiettivo centrale abbia una terrificante connotazione maltusiana ed eugenetica. Guerra tra i sessi, rendere di tendenza e centrale nei temi di comunicazione, spettacolo, arti e letteratura  comportamenti  e strutture associative che abbiano come esito la sterilità della specie non corrisponde a un intento di ridurre drasticamente la dimensione della presenza umana sul pianeta, di sbarazzarsi di popolazioni giudicate parassitarie e in eccesso? Si ritiene forse che la via a un potere totalitario dei pochissimi, a un’economia che non debba più tener conto di elevati numeri di deboli e bisognosi, a un ambiente in cui la riduzione dei consumi, limitata a quelli di lusso, rimetta in carreggiata l’ecosistema, venga spianata dall’eliminazione di popolazioni con tali metodi, oltreché con guerre, terrorismi, droga, farmacopea, fame, sete?


mercoledì 4 aprile 2018

Israele, UK, Usa, UE; gas nervini e partite di caccia: Stati canaglia all’assalto COLPI DI CODA O OFFENSIVA FINALE?



Che il mostro sia ferito è indubbio, che abbia la forza per menare colpi di coda, o allestire una soluzione finale è da vedere. La resa dei conti, in ogni caso, ha per obiettivo Putin e la sua Russia, nonché i popoli europei a metà strada tra est e ovest. Quella Russia che, sottratta al magliaro Eltsin e agli avvoltoi interni ed esterni che lo sbronzone aveva invitato alla tavola apparecchiata con le membra mozzate dei popoli sovietici, rimessasi in piedi e in cammino, ha dato l’altolà al processo della mondializzazione imperialista, ha asserito e concretizzato il suo diritto ad avere una parola in merito a se stessa e al pianeta, si è mossa in sostegno di tale diritto e a difesa di chi dalla mondializzazione imperialista doveva essere spianato.

Siamo alle provocazioni che dovrebbero avvicinare quel confronto risolutivo da cui soltanto degli invasati mentecatti, manovrati al potere dalla storica cupola finanzcapitalista, possono aspettarsi una sistemazione dell’ordine mondiale che mantenga in vita l’umanità. Ci stiamo avvicinando a quel confronto, inevitabilmente nucleare, o vi siamo già dentro? That is the question. Vediamo.

Il Quarto Reich
La palma degli affossatori di ogni diritto, decenza, morale, umanità, spetta a Israele, ai superatori dei nazisti che dirigono il paese e proclamano il “più morale del mondo” un esercito che va alla partita di caccia contro donne uomini e bambini inermi e, dispiace dirlo, caccia condivisa dall’incirca 80% della sua popolazione che con tale banda di licantropi si schiera nell’occasione di ogni bagno di sangue, da 70 anni a questa parte. Per farsi sparare come uccelli di passo da energumeni i cui cervelli grondano sangue e cinismo, i palestinesi di Gaza, in trentamila e mani nude alle soglie delle terre loro rubate, hanno preteso di ricordare il diritto al ritorno a dove erano stati spossessati. Un diritto decretato innumerevoli volte dalla comunità internazionale, l’ONU, quella ufficiale, vagamente più titolata di un’altra sedicente “comunità internazionale” che pretende di prevalere su quella che comprende 193 nazioni, mentre non è che il decimo NATO dell’umanità. Titoli dell’ONU manomessi nel tempo dalla protervia degli Usa e che un segretario sguattero ha definitivamente sotterrato con la sua patetica equiparazione tra assassini seriali e di massa e loro vittime.


Io quelli del ritorno li ho visti, conosciuti, frequentati. Ci ho vissuto insieme nei campi, da Tel Al Zataar in Libano a Dheisheh sotto Betlemme. Ho visto dare loro la caccia, seconda ondata di profughi, nella guerra dei Sei Giorni, 1967, su per la Galilea e sopra al Golan, villaggi bruciati, gente in fuga con le masserizie caricate su carri e asini, i carri con la Stella di Davide appresso, con i cingoli e le cannonate.

La “Grande Marcia del Ritorno” è stata fatta nella ricorrenza della Giornata della Terra, quella di un altro 30 marzo, 1976. I morti ammazzati dall’esercito “più morale”del mondo” erano stati sei, i feriti un centinaio. E una buona parte di mondo civile ha protestato, manifestato, detto ai killer quello che gli era dovuto. Il vittimismo che Israele e buona parte della comunità ebrea internazionale utilizzano come arma-fine-del mondo per asfaltare chiunque osi alzare sopraccigli sulle nefandezze dello Stato etnico-confessionale sionista, ne rimase incrinato per un po’. Stavolta la mattanza è di 17 morti (finora) e di 2000 feriti e la stampa ciancia di “reazione sproporzionata” alle “minacce di Hamas”. Il New York Times, standard aureo del giornalismo per la nostra comunità di presstitute, nasconde i laghi di sangue e i campi della morte e delle mutilazioni sotto l’insegna “Il diritto di Israele di difendersi”.  Niente di sorprendente: è l’house organ degli antrpofagi di tutte le guerre, di tutte le rapine, di tutte le devastazioni.

Israeliani contro la strage di Gaza

Ma qui non dovremmo esimerci dal tributare riconoscenza e onore a quei pochi ebrei che hanno manifestato contro il massacro dei propri moralissimi carnefici. Basterebbe uno solo di questi manifestanti coraggiosi, o un solo Pappè, un solo Finkelstein, un solo Atzomon, per impedirci di generalizzare.

Come per i migranti, tutti “rifugiati”, nessuno parte mai dal primo anello della catena, l’espulsione coatta o necessitata da interventi occidentali – bombe, multinazionali, Ong - nel quadro dell’appropriazione di terre e risorse, così sono bastati pochi lustri perché l’opinione pubblica, quella vigile e agguerrita, si adagiasse nella comoda sdraio dell’oblio. Oblio del primo anello, il crimine, vero male assoluto, contro un popolo titolare millenario della sua terra, invaso, espropriato, sradicato, massacrato, tenuto in ceppi. Un rigurgito del più feroce colonialismo dei secoli precedenti, salutato come bastione di civiltà e unica democrazia in un Medioriente popolato da selvaggi.


Quanto i cari rifugiati stanno sulle palle
A tale bastione di civiltà e diritti umani accorrono ora coloro che, ove incorsi nella rete criminale di trafficanti e Ong nel Mediterraneo sono profughi da accogliere senza se e senza ma, da Israele vengono messi davanti all’alternativa: o il carcere, o l’espulsione verso Ruanda e altri paesi (che non li vogliono). Sono quei circa 30mila cui è riuscito di penetrare in Israele sfuggendo alle fucilate delle guardie di frontiera nel Sinai. Si urla sulle terribili condizioni in cui i migranti sono tenuti nei campi libici e, alla luce di racconti non strumentali si esagera alla grande al solito scopo di incrementare il traffico, lo sradicamento, l’operazione di spostamento di popolazioni. Andassero a vedere come sono trattati quelli che finiscono nei campi israeliani in mezzo al deserto del Negev. Con una sfrontatezza degna di coloro che a certi fondatori dello Stato canaglia dissero “O Auschwitz, o la Palestina”, il plurindagato per ladrocinio e corruzione Netaniahu concorda con i gaglioffi dell’ONU di scaricare sull’Italia parte dei primi 16mila da cacciare. Avete udito anche solo un flebile fiato di sconcerto e riprovazione da parte di quella lobby, israelita per buona parte, con a capo gli umanitaristi da Nobel Erri De Luca e Furio Colombo, che si sdilinquisce h24 sulla disperazione dei migranti, la nobiltà dei soccorritori, l’infamia di chi ne denuncia e indaga il malaffare e gli occulti  mandanti?

Botta ai serbi, che Mosca non s’illuda….
Kosovo: uno Stato canaglia che non è neanche il caso di definire Stato e a cui la qualifica di canaglia va stretta, dato che si tratta semplicemente di una gigantesca base Usa circondata da pretoriani selezionati accuratamente tra tagliagole UCK, trafficanti di organi e di stupefacenti e messi a capo, a Pristina, di un sedicente governo. Nel quadro strategico delle botte da dare a destra e manca,  in una dimostrazione di muscoli che ricomponga un equilibrio largamente alterato dalle vittorie siriane, irachene e russe in Mediorente (vittorie con retrogusto amaro, se la liberazione di Ghouta comporta la ricollocazione degli sgherri Nato, sauditi e turchi a Idlib e Afrin, area definitivamente sottratta dai turchi), sono state mosse anche le pedine criminali kosovare.

Un manipolo di sbirri albanesi è stato spedito nell’enclave rimasta ai serbi dopo la pulizia etnica di 300mila dei titolari di questa terra. A Mitrovica, la città sull’Ibar divisa tra le due nazionalità, nella parte serba era riunita la delegazione, con rappresentante di Belgrado, incaricata delle trattative con Pristina sul futuro della regione. Era il 27 marzo ed erano passati due mesi da quando un killer senza volto, ma con mandante certo, ha ucciso con sette pallottole, sparate da un auto in corsa, il lader storico della minoranza serba, Oliver Ivanovic. La soldataglia del premier narcos, Hashim Thaci, è penetrata nella sede della riunione, ha sparato e picchiato, ferito 32 persone, arrestato il rappresentante del governo di Belgrado, Marko Djuric, e ha sfasciato tutto. Nessun intervento, né prima, né dopo, delle forze dell’ONU. Compiaciuto silenzio delle cancellerie e dei media che si sono inventate questo aborto di entità. Lezione alla Serbia che tentenna su UE e Nato e, per proprietà transitiva, alla Russia che, diversamente dal traditore della Serbia Eltsin, con Putin è tornata a occuparsi di questa nazione sorella.

 Profughi serbi

“Sinistra” di complemento per genocidi
Sullo sfondo del destino della Jugoslavia e della Serbia distrutte e devastate c’è, ricordiamocelo, la sciagurata ed efferata “sinistra” chic, radicale, o comunque la si voglia chiamare, in ogni caso collaborazionista, che, col “manifesto”, centri sociali, pezzi di Rifondazione, slinguazzava i mentitori imperiali che distorcevano le figure apicali dei paesi da obliterare in dittatori sanguinari intenti a massacrare i propri popoli e minacciare l’Occidente. Così, satanizzando Milosevic, lastricarono la via all’aggressione, alla restaurazione reazionaria, quando non fascista, nelle varie repubbliche, all’amputazione dell’Europa. Truppe di complemento dei genocidi, non si sono mai fermate; ovunque il maglio imperialista volesse abbattersi, allestivano il terreno con il loro glifosato. Peste li colga.

Morto un Russiagate se ne fa un altro: i gas nervini di  Londra
Il Russiagate, arma farlocca che spara a salve, ma di notevole potenza deflagrante mediatica, era stato messo quasi fuori gioco dalle rivelazioni del Senato sul dossier confezionato da spie britanniche in accordo con il campo di Hillary Clinton (già in grave difficoltà per lo scandalo delle mail riservate scambiate su indirizzi privati) e inteso a inventarsi ogni sorta di porcata di Trump, compresi i connubi con Mosca e Putin. Polveri bagnate da asciugare ed è uscito l’avvelenamento del russo, spia britannica, Sergei Skipral e della figlia Julia. Non è stata esibita la minima prova, non è stata aperta un indagine, non è stato individuato un avvelenatore. E’ bastata la parola di Theresa May, come ogni premier britannico del dopoguerra velina o paggio dell’inquilino della Casa Bianca, per determinare la responsabilità dei russi, anzi di Putin. Presunta patria del diritto e della democrazia moderni, tali diritto e democrazia ha intossicato peggio di chi ha avvelenato Skipral con il famigerato agente nervino Novichok.

Un ludibrio di cui Londra si era già coperta quando addossò a Gheddafi l’esplosione in volo su Lockerbie in Scozia, a Natale 1988, di un aereo Pan Am con 268 persone a bordo. Il giudice della sentenza conclusiva, a Edimburgo, definì la sentenza che aveva incolpato la Libia un “travestimento della giustizia”.

Novichok, chi ce l’ha e a chi conviene usarlo
Del Novichok si sanno per certe alcune cose, del tutto ignorate dal coro di più o meno riluttanti domestici obbedienti che alle espulsioni di diplomatici russi hanno aggiunto le loro, per un totale di 150, riuscendo a infliggersi il danno del peggiore deterioramento di rapporti con un partner prezioso come la Russia dai tempi della crisi dei missili a Cuba. La sostanza chiamata Novichok era stata sviluppata in URSS negli anni ’70, ma fu distrutta nel 1997, insieme all’intero arsenale chimico russo, sotto la sorveglianza dell’Organizzazione Internazionale per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPCW). Uno scienziato russo coinvolto in quella ricerca, Vil Mirzayanov, oggi alloggiato in una villa milionaria a Princeton, New Jersey, nel 1996 se ne fuggì negli Usa dove illustrò agli interessantissimi colleghi del Pentagono ogni dettaglio della sostanza, di cui con ogni probabilità portò qualche campione con sè, visto che già ne aveva venduto dosi a boss mafiosi degli Stati baltici. Scrisse tutto in un libro “Segreti di Stato. Il racconto di chi ha partecipato al programma russo delle armi chimiche”. Hillary Clinton ordinò di farlo sparire e che non se ne facesse parola.

Agenti anti-Novichok in mezzo a gente e poliziotti senza protezioni.

 Non è dunque vero, come affermano gli accusatori, che solo i russi sapevano di Novichok. E’ invece vero che coloro che per la Clinton confezionarono il falso dossiere Russiagate, i vecchi spioni del britannico Mi6 Christopher Steele e Pablo Miller, in questa storia c’entrano e parecchio. Fu Miller  l’agente dei servizi britannici a reclutare Skipral. Fu Skipral, con ogni probabilità, a fornire a Miller e Steele materiale per il Russiagate. Skipral e figlia furono avvelenati a Salisbury. Miller vive a Salisbury ed era in rapporti di amicizia con l’ex-agente russo. A poche miglia da Salisbury, a Porton Down, si trovano i più grandi laboratori per armi chimiche del Regno Unito. E’ proprio  un azzardo da complottisti in delirio pensare che se agli americani è arrivato il Novichok, questi non l’abbiano condiviso con gli azionisti di minoranza britannici?  E ora una notizia dell’ultima ora, subito soppressa dai giornaloni e schermoni, ci rivela che da Porton Down viene dichiarato di non poter produrre prova che quel Novichok sia di provenienza russa. Forse la  bufala della May e del suo ministro degli esteri, il caratterista Johnson, è talmente surreale che qualche testa responsabile tra gli scienziati ci ha messo una zeppa.

Cui prodest?
E non abbiamo neanche fatto ricorso alla logica che polverizza qualsiasi teoria: a chi è convenuto accusare la Russia di aver condotto un attacco chimico (quello che, grazie agli occhiuti russi, non si è riuscito a combinare a Ghouta, in Siria) contro la popolazione su suolo britannico?

Siamo vicini a mezzanotte o già lì?
Gli scienziati che sorvegliano le condizioni per le quali ci stiamo avvicinando o allontanando dall’ora X nucleare, hanno spostato l’orologio dell’apocalisse a due minuti da mezzanotte. Ciò su cui è lecito argomentare è se l’offensiva Usa-UK-Israele-Nato sia una virulenta risposta ai contraccolpi arrivati dalla Siria, alla recentissima firma tedesca dell’accordo con i russi per la costruzione del secondo oleodotto attraverso il Baltico (Nord Stream 2) e, addirittura, all’affermarsi in Italia di forze politiche poco in linea con  l’UE e con le sanzioni alla Russia. Per la verità non è più la Russia con i suoi hacker ad aver fatto vincere Trump, Brexit e, si parva licet… Di Maio e Salvini. Ora i ruoli si sono invertiti e pare che questi esiti nefasti li abbiano sulla coscienza FB e Cambridge Analytica. Ma vedrai che ci troveranno una manina russa in qualche modo. Ma quali milioni impoveriti dalle guerre di Obama/Clinton! Ma quali lavoratori e disoccupati inglesi stufi di sputare sangue per l’austerity di Draghi e Juncker! ma quale un italiano su cinque sotto o attorno alla soglia di povertà e nauseato da un regime di grassatori e da una sinistra che ne regge lo strascico…!

Per cui, in vista di uno scontro decisivo con il grande antagonista in costante crescita, con il suo ostico presidente confermato nel voto in misura come nessun governante occidentale si sognerebbe, è necessario inventarsi continuamente nuovi motivi per distrarre l’Europa dalle sue inclinazioni/tentazioni  verso il proprio spazio economico naturale, che non sta a ovest, ma a est. Armeggiando e costringendo ad armeggiare intorno ai confini dell’Orso, tagliandosi gli attributi per fargli male.

Nell’ipotesi peggiore siamo già alla vigilia di quello scontro decisivo, del redde rationem, dell’armageddon contro coloro, Russia e Cina, che oggi come oggi costituiscono per i forsennati del governo mondiale unipolare dei ricchi un ostacolo insormontabile . Ricordiamoci che a Washington sono pazzi e che a tutti gli altri intorno a noi in Uccidente sono appassite le gonadi.