martedì 23 agosto 2016

USA-ITALIA-ETIOPIA, YEMEN, ERITREA: I CRIMINALI, LE VITTIME, IL TARGET e rispettivi corifei. (e a Ventotene tre frodatori, eredi di tre frodatori, con i loro corifei)



Medaglia d’argento della maratona, medaglia d’oro dell’eroismo
Il  drammatico, coraggioso, nobilissimo gesto della medaglia d’argento etiopica della maratona di Rio ha squarciato non solo l’ipocrita e cinica immagine dello sport affratellante e pacificante, in effetti mercato mafioso e strumento di guerra fredda (vedi la montatura del doping russo). Ha squarciato il velo dietro al quale l’Occidente e l’Italia in prima persona nascondono, a vantaggio di rapine e profitti, l’orrenda dittatura e i sistematici genocidi compiuti dal regime di Addis Abeba nei confronti dei vari popoli del Corno d’Africa. Tra i quali i somali e, sottoposti ad aggressioni latenti o attive da oltre sessant’anni, gli eritrei.
L’eroico Feyisa Lilesa, con i polsi levati alti e stretti nel gesto delle manette all’arrivo della maratona, nello sbatterli sul muso dei mercanti e boccaloni olimpici e sulla coscienza del mondo e, a seguire, con le interviste e denunce, ha determinato anche il suo destino: schiacciato nella scelta tra ritorno in patria per raggiungere in carcere i suoi famigliari Oromo o, più probabile, essere ucciso, e l’esilio perenne, quanto meno fino alla caduta del terrorismo di Stato che gestisce l’Etiopia ininterrottamente dai tempi di Haile Selassiè, l’amerikano, Mengistu, il sovietico-cubano, Meles Zenawi e, ora, Haile Mariam Desalegn, di nuovo amerikani. Un terrorismo di Stato che, a vantaggio delle classi dirigenti,  Amhara prima e poi Tigrina, ha sgovernato il paese reprimendo e decimando  popoli e opposizioni interne e muovendo guerra ai vicini per conto dei mandanti Usa e Israele, di cui l’Etiopia è diventato il maggiore caposaldo coloniale nel continente.

domenica 21 agosto 2016

SIRIA, LIBIA: Quando il gioco si fa sporco, gli Sporchi cominciano a giocare (Amnesty, il manifesto, i curdi...)



Amici, anche questo è lungo, lo so. E so anche che la curva dell’attenzione dei feisbucari è brevina. Ma fate un sforzo: in Medioriente succedono cose turche (in senso letterale e figurato), dai riflessi mondiali e su tutti noi. Il mostro è scatenato. Vale la pena rendersi conto e sapere dove siamo, chi siamo e cosa ci fanno. Ho provato ad andare un pochino più in largo e in fondo. Alla faccia di giornaloni, giornalini e tv.

Morale? In fondo al barile, a scavare
La cinica e sporca operazione Aylan, il piccolo profugo curdo sistemato sulla spiaggia, fotografato e sparato addosso all’Europa, doveva servire a farci aprire le chiuse alla destabilizzazione e lacerazione dei  paesi europei con un’alluvione di rifugiati, effetto collaterale voluto della guerra e spopolamento voluto Usa-Israele-Golfo, e, in ultima analisi a consegnare al macellaio turco-Nato maggiore potere ricattatorio e 6 miliardi di euro. La cinica e sporca operazione del bambino siriano Omran, fotografato e sparato addosso al resto dell’umanità da una banda di assassini, è la scena madre di uno spettacolo al termine del quale spettatori ammutoliti dovrebbero rassegnarsi all’obliterazione della Siria nel momento in cui era sul punto di salvarsi.

Il gioco è sporco da far schifo e fanno schifo i giocatori che ci stanno tirando questa e altre palle caricate a frode e diritti umani: Ong, umanitaristi, sinistre, destre, sinistre di destra, destre di sinistra, il manifesto, Amnesty e succedanei, il papa, tutti impegnati a dinamitare cervelli con una successione di ordigni grandiosamente pianificati ed orchestrati perché nessuno si immagini più una Siria o una Libia o un Iraq saldi sui loro piedi, integri, vivi,  con popoli coscienti e coesi, radicati, non ridotti a figurare nella Storia come masse in fuga da respingere o, crimine contro l’umanità, da assimilare, spogliare, ridurre a surrogato di qualcosa che non c’è più, o non ci sarà mai. Virtualizzarle.

OMRAN, LA MEGABUFALA, LA PATACCA DEL CRIMINALE, LA COMPLICITA' DI CHI LE HA ACCREDITATE



Una storia che rivela il criminale cinismo di chi muove la propaganda Nato e la sciagurata dabbenaggine e/o complicità dei boccaloni che le si inginocchiano e la diffondono.

Il fotografo del bambino imbrattato Omran, che ha rilanciato nel mondo le ragioni dei “ribelli” e le nequizie scellerate del presidente Assad nella città martire Aleppo, la nuova Stalingrado, si chiama Mahmud Raslan ed è un miliziano di Al Nusra (Scoop dell’Associated Press). E' il simpaticone terzo da sinistra nella prima foto.

Questo personaggio, esaltato dai media per essere riuscito a commuovere il mondo e mobilitarlo contro Assad, ha postato foto di se stesso assieme a mercenari che hanno decapitato un bambino palestinese di 12 anni ad Aleppo. Il ragazzino è ripreso su un pick-up insieme ai suoi assassini, pochi momenti prima dell’esecuzione.  I due personaggi alle spalle di Raslan (quello con le giberne e la maglietta nera, terzo da sinistra e poi quello sul pick-up col bambino da decapitare, che strizza l’occhio). Due settimane dopo, Raslan ha postato su Facebook un selfie insieme a due dei giustizieri del bambino. L’uomo direttamente dietro a Raslan è stato identificato come Umar Salkho, del Gruppo “Zenki”, un sottoreparto di Al Nusra sostenuto come “moderato” dagli Usa. Il video è stato caricato il 16 luglio 2016.

Raslan porta la stessa camicia sia quando si fa riprendee con gli assassini del bambino palestinese, sia quando il piccolo Omran viene messo sul seggiolino dlel’ambulanza.

Di Raslan esistono sui social numerose dichiarazioni che inneggiano alla “terra delle battaglie e della macelleria” e ai terroristi kamikaze.
Ci voleva l’Associated Press a smerdare chi l’ha fatto, chi ce l’ha mandato e chi ci ha creduto o ha fatto finta.


Tornerò sull’argomento, allargando l’analisi della criminalità Nato e dei suoi vivandieri a Siria e Libia.

martedì 16 agosto 2016

OSSERVIAMO PIETOSO SILENZIO SU FIDEL - ROMPIAMO L'INFAME SILENZIO SU SLOBO

“La distruzione del mio paese è la dimostrazione che non esiste la globalizzazione, ma solo un nuovo colonialismo…Se le nazioni, gli Stati, i popoli fossero trattati da soggetti pari, non conquistati, stuprati, se il mondo non dovesse appartenere a una minoranza ricca, che deve diventare più ricca mentre gli altri diventano tutti più poveri, si avrebbe la giusta globalizzazione. Non si è mai vista una colonia svilupparsi e conquistare la felicità. Se si perdono l’indipendenza e la libertà, tutte le altre battaglie sono perse. Gli schiavi non prosperano”. (Slobodan Milosevic, ultima intervista. A Fulvio Grimaldi. Marzo 2001)


La Storia mi assolverà?
Per il 90° compleanno di Fidel Castro sono state suonate trombe, cimbali, arpe, violini e organi. Lo sconveniente paradosso è che il 90% di quei celebranti fino all’altro giorno, anno, decennio, secolo, a Fidel dedicavano veleni, calci, bugie, altro che elegiache note. Io tutti quegli strumenti li avevo suonati a distesa da quando avevo raggiunto l’età della ragione professionale e militante. Oggi preferisco stare zitto. Il mio silenzio si allarga tra due sponde che si allontanano l’una dall’altra a velocità impressionante. La Cuba che Fidel, con il Che, Camilo e gli altri, ha conquistato, liberato, costruito, difeso; e la Cuba che gli è stata imposta e che si è lasciato imporre dopo il colpo di Stato effettuato dai militari sotto Raul Castro nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2009.

venerdì 12 agosto 2016


BLOODY SUNDAY FOREVER (Una Domenica di Sangue è per sempre)


Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo (
Eugenio Montale, “Ossi di seppia”)

Jack  Duddy, 16 anni, primo ucciso nella Domenica di Sangue, accompagnato da Padre Daly sotto le pallottole dei parà britannici. Foto Fulvio Grimaldi

Tranquilli. E' lungo quanto un instant book. Ma c'è tutto Ferragosto e io per un po' non apparirò. Buon Ferragosto.

Ci sono i romanzi di formazione e ci sono le esperienze di formazione. La mia è racchiusa nelle 16 ore che vanno dalle 14 del 30 gennaio 1972 alle 06 del 31 gennaio.Tra quando partì la marcia dei diritti civili a Derry a quando, dopo il massacro, poi iconizzato come  Domenica di Sangue, sfuggendo aille ricerche dell’esercito britannico, raggiunsi Dublino e consegnai ai giornali e alla radio della Repubblica irlandese le pellicole e i nastri di quanto avevo fotografato e registrato. Avevo vissuto la tragedia palestinese, la Guerra dei Sei giorni, la brutalità della guerra tra Stati giocata sul raggiro e il sacrificio dei sudditi, il feroce razzismo contro una popolazione cui usurpare la terra e da togliere di mezzo. Avevo già avuto prove di come si sopprimono voci sconvenienti per il potere del momento: la censura israeliana controllava i miei reportage da trasmettere a Paese Sera e sbianchettava qua e là. E’ vero che, alla fine, mi buttò fuori, quando è troppo è troppo, ma fu più che altro per un alterco con un capitano dell’esercito che abusava dei caduti e prigionieri arabi.

A Derry fu diverso. Fu lo spostamento dell’asse del pianeta come lo conoscevo. Ascoltai la parola – falsa - che mondi pretendeva di aprire, per dirla alla Montale, ed ebbi in sorte la facoltà di dire la parola – vera - che ne aprì davvero. La prima era delle autorità di Londra e dei media embedded (già allora! Più che mai) che vollero far passare una strage di civili inermi, pianificata e compiuta a sangue, mente e governo freddi, per la difesa di un reparto di parà aggredito dai “terroristi” dell’IRA. E avevano falciato 30 persone in fuga, tra i 15 e 60 anni, ragazzini, donne, anziani, che avevano avuto l’ardire di chiedere case, pane, lavoro, pari dignità e nutrivano un sogno: la patria riunita, il crimine storico annullato, la ferita sanata. La mia parola era quella della fotocamera e del registratore, insieme a quella di 20mila cittadini del ghetto repubblicano della Derry Liberata. E perciò punita, insanguinata, mutilata. E aprì mondi, quelli feroci e protervi e quelli innocenti e umani,  e li contrappose facendoli arrivare al mondo, a dispetto di tutti. I mondi dei grandi e potenti, degli infami, dei bugiardi, degli assassini, dello Stato della “Prima Democrazia della storia”. L’esperienza di formazione furono quelle 16 ore, il romanzo di formazione il racconto che quel giorno ci dettò. E imparai, a Genova del G8, Gerusalemme, L’Avana, Damasco, Tripoli, Belgrado, Baghdad, l’11 settembre e affini, ovunque, a chi dare retta e chi tenere sotto il laser della diffidenza. Se abbia funzionata lo possono dire gli altri.

giovedì 11 agosto 2016

Lampo di luce sul verminaio



Rio 2016, l'atleta venezuelana Benitez:
«Non stringo la mano al golpista Temer»
Rio 2016, l'atleta venezuelana Benitez: «Non stringo la mano al golpista Temer»
Ricevo dall'ambasciata del Venezuela, tra la giornaliera mole di informazioni e analisi preziose che diffonde, diversamente da quella cubana che pare non abbia più nulla da dire, la notizia qui sotto che illumina di nobiltà, dignità, coraggio il mercimonio di corpi che si dice Olimpiadi, in corso in Brasile. I presstituti e le presstitute spedite a Rio per indurci in coma cerebrale rispetto a quanto succede nel mondo e nei nostri paesi attraverso la glorificazione di uno spettacolo corrotto fino all'osso, in un paese dalla classe politica ed economica corrotta fino all'osso, allestito da organizzazioni deputate corrotte fino all'osso, sotto il governo politico-pubblicitario di una cricca di golpisti corrotti fino all'osso. Golpisti che, sbranata il membro meno colpevole del loro circo dell'orrore, stanno sbranando l'intero paese sotto la copertura tessuta dai presstituti, radendo al suolo i diritti alla sopravvivenza, al lavoro, alla casa, all'istruzione, alla salute, all'ambiente.
Fatta sparire dalle strade, a forza di sequestri, carcere, uccisioni, la "feccia umana" il cui formicolare e protestare e lottare gli spettatori ricchi dei giochi dei ricchi turbava, ora si accingono a far sparire foreste e favelas, gli habitat dei brasiliani di troppo. Il tutto sotto l'egida e la guida del potente vicino a cui, dopo lo strappo indecente delle fasi Lula e Rousseff, si apprestano a restituire il paese e il petrolio nella ripristinata forma di cortile di casa SUA. Altro che BRICS. 
Partita integrando l'assedio militare, nucleare e propagandistico alla Russia con la montatura del doping tutto russo, facilitata da un paio di atleti rinnegati, bugiardi e corrotti e da un'agenzia della promozione del doping che si definisce antidoping, WAFA, strumento di manipolazione dell'atletica della IAAF, Federazione delle Associazioni Atletiche, capeggiato dalla spia britannica Sebastian Coe, l'Olimpiade di Rio è il depistaggio più osceno che uno sport mercenario del potere ha inflitto alla coscienza e alla razionalità del genere umano.
Non c'è Olimpiade degli ultimi decenni che non sia stata programmata e usata per espellere pezzi di società senza avere e potere, gentrificare quartieri, arricchire gli speculatori dei grandi eventi e delle grandi opere, tramortire conoscenze e consapevolezze, devastare ambienti urbani e naturali, promuovere la mercificazione dei corpi, del gioco, della competizione, di ogni aspetto della vita e, soprattutto, costituirsi in laboratorio della militarizzazione e dello Stato della sorveglianza totale. Stavolta è servita anche ad avvicinarci all'assalto alla Russia e, con ciò, arrivata Hillary, alla fine di tutto.
Venezuela, tu che ancora puoi, dacci più Alejandre Benitez.
Virginia Raggi, tieni duro.
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Olimpiadi. Il polemico gesto della schermitrice venezuelana, ex ministro dello Sport
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di Geraldina Colotti per Il Manifesto
«Sono una donna, sono una militante politica e sono di sinistra, appoggio la democrazia e la giustizia, non stringo la mano a un golpista». Un gesto annunciato, quello della schermitrice venezuelana Alejandra Benitez, che alla cerimonia d’apertura dei Giochi non ha salutato il presidente a interim, Michel Temer, con grande storno delle destre latinoamericane. Poco prima, Benitez aveva spiegato ai giornalisti il perché della sua decisione e annunciato un incontro con Dilma Rousseff (la quale ha rifiutato di partecipare in seconda fila alla cerimonia d’apertura).
Alla domanda sulla procedura d’impeachmet, che ha sospeso Dilma dall’incarico, l’atleta venezuelana ha risposto: «E’ terribile quel che stiamo vedendo: un colpo di stato che si sta legittimando, bisognerebbe fare di più per impedirlo. Io, come donna, ritengo che il golpe sia stato anche un gesto maschilista, patriarcale, contro la presidente. In politica, come nello sport, certi uomini credono di poter relegare le donne in secondo piano». Benitez, 36 anni, è stata ministro dello Sport del governo Maduro nel 2013. Animalista e femminista, militante del Psuv durante i governi Chavez e deputata, lavora nei quartieri poveri ed è impegnata nella difesa dei diritti delle donne e della comunità Lgbt all’interno dello sport.
Benitez è alla sua quarta partecipazione alle Olimpiadi. Gli 87 atleti venezuelani che partecipano a Rio (61 uomini e 26 donne) testimoniano del grande sforzo compiuto dal paese bolivariano in questi anni nei confronti dei giovani («la generazione d’oro», come li chiama il presidente»), che hanno accesso completamente gratuito a tutti i servizi e all’insegnamento. «Nonostante tutte le difficoltà che ci troviamo ad affrontare, nonostante tutti gli attacchi e la caduta del prezzo del petrolio – ha detto ancora Benitez – anche quest’anno le risorse per lo sport e la cultura sono state mantenute e anche aumentate. Lo sport ha una grande funzione sociale».
Benitez, che fa parte del gabinetto di lavoro di Maduro e accompagna diversi progetti di reinserimento nelle carceri venezuelane, a Rio ha vinto il primo degli incontri di scherma e perso di misura il secondo. Per ora, il Venezuela ha totalizzato un buon risultato nella boxe e nella ginnastica.
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mercoledì 10 agosto 2016

I POPOLI RISCHIANO LA VITTORIA - SCATENATI I CANI DI GUERRA A STELLE E STRISCE E MEZZALUNA WAHABITA - Fuori dalle guerre i mercenari italiani!



    


Libia: tutti contro l'Egitto
In Libia siamo all’intervento, presuntamente e falsamente contro l’ISIS (che si toglierebbe dai piedi non appena i suoi mandanti in Usa, Israele, Qatar, Turchia e Arabia Saudita, glielo ordinassero, o gli facessero mancare rifornimenti e guiderdone), delle forze speciali Nato, con tanto di italiani spediti a uccidere e farsi uccidere col pretesto di combattere il terrorismo e con lo scopo di favorire la spartizione della Libia e delle sue risorse tra i paesi colonialisti aggressori. Le strumentali e calunniose polemiche contro l’Egitto e contro l’ENI, che con il Cairo collabora nell’interesse dei nostri rifornimenti energetici (per una volta sottratti al controllo Usa), sono motivate unicamente dal tentativo di escludere l’Egitto, arabo e laico, da una soluzione unitaria e inter-araba del conflitto che elimini l’esercito surrogato dei Fratelli Musulmani.. L’operazione Regeni, sfruttata a fondo da tutta la stampa filo-imperialista e sostenitrice della quinta colonna coloniale dei Fratelli Musulmani, come i ripetuti attacchi all’Eni e la spaventosa guerra terroristica condotta dalla Fratellanza in Egitto, si inseriscono in questo quadro, Nella strategia occidentale e dei petrosatrapi del Golfo le milizie di Misurata, fanteria Nato, resesi note durante il conflitto con torture, stupri, assassinii di prigionieri e civili, e nell’immediato dopo-Gheddafi per le orrende atrocità compiute sui membri della precedente amministrazione, come sui libici di colore nero (genocidio a Tawarga, cittadina a maggioranza nera), sono di nuovo l’esercito degli aggressori e del loro burattino, privo di qualsiasi legittimazione democratica, Fayez al Serraj. Il loro compito non è tanto quello dell’eliminazione della presenza dell’Isis in Sirte, per la quale hanno già clamorosamente fallito e che ora parrebbe rilanciata con il sostegno dei criminali bombardamenti Usa da Sigonella, - anche questi finti-antiterrorismo – quanto quello di neutralizzare l’unica forza nazionale legittima in campo, comprensiva della maggioranza delle tribù e degli orientamenti politici antimperialisti: il parlamento di Tobruq, l’unico eletto dal popolo libico, e la sua forza armata comandata dal generale Khalifa Haftar.
Sul vergognoso servilismo del regime italiano, immediatamente messosi a disposizione con basi e reparti, del signore della guerra Usa, facendo oltretutto del nostro paese bersaglio di rappresaglie fatte passare per attuate dall’Isis, il Comitato No Nato fa circolare il documento in calce.
Aleppo o morte
Dall’altro estremo della regione araba, i clamori preoccupati e anche indignati di tutto l’arco mediatico e politico filo-imperialista e cripto-imperialista per il flirt tra il sultano turco e lo “zar” Putin, descritto come osceno connubio tra due autocrati, tendono a oscurare il dato del rovesciamento strategico della guerra, con in prospettiva la vittoria di Baghdad e Damasco e il fallimento dell’opzione USraeliana e wahabita della frantumazione di questi Stati (ai quali collaborano, oltre all’Isis, i curdi, diventati fanteria della Nato). L’alluvione di menzogne e deformazioni che cercano di occultare questa situazione in particolare relativa ad Aleppo, dove la sconfitta finale dei terroristi (in parte riciclatisi su ordine Nato in “moderati”) era imminente, si accompagna al frenetico invio dalla Turchia di rifornimenti e combattenti (altro che crisi Erdogan-Usa-Nato), al rinnovato voto del sultano di spazzare via Assad (conferma dell’alleanza Nato-Riad-Isis) e al disperato intervento dell’ONU con la proposta di una tregua finalizzata unicamente a consentire ai terroristi di evitare la disfatta e riprendere fiato.
 Assistiamo a un diluvio di umanitarismo che si fa forte delle bugie sulle vittime civili, tutte arbitrariamente attribuite al “regime” (a dispetto delle inconfutabili e autorevoli testimonianze dal posto), ma che era totalmente assente durante i 5 anni di assedio e devastazione della città da parte di Al Nusra e soci, con le conseguenti atrocità contro la popolazione. Si ignora che i russi hanno aperto tre corridoi umanitari nei quali si sono precipitati migliaia di cittadini inseguiti dall’artiglieria di Al Nusra, si lamenta che 2 milioni di cittadini sarebbero  a rischio di genocidio, mentre 1,5 milioni sono nella zona controllata dal governo, in sicurezza alimentare, ma esposti ai mortai e ai gas tossici dei terroristi, e circa 200mila sono trattenuti come scudi umani nelle zone ancora occupate dai mercenari.
Si può essere sicuri della determinazione di Damasco e ci si deve augurare che i russi, con la solita volontà di mostrarsi “ragionevoli” o, magari, per coltivare l’illusione di un Erdogan convertito a un nuovo fronte russo-turco, non cadano nella trappola, non si facciano tagliare le gambe dall’uragano propagandistico occidentale, di Al Jazeera ed embedded vari (il manifesto, sempre sul fronte). Ma  smascherino l’ipocrisia degli “umanitari” e dell’ONU, e insieme alle forze siriane portino a termine la liberazione di Aleppo.

Comunicato della Lista ComitatoNoNato

NO all'intervento militare in Libia

Dopo il bombardamento a sorpresa della città libica di Sirte da parte dell'aviazione statunitense il 1 agosto e, nei giorni successivi, le dichiarazioni di "approvazione" da parte dei ministri Gentiloni e Pinotti, gli aderenti alla lista ComitatoNoNato hanno stilato il comunicato stampa che segue.
6 agosto 2016 - Lista ComitatoNoNato (comitatononato@googlegroups.com)

Gli aderenti alla lista ComitatoNoNato@googlegroups.com condannano nel modo più deciso la nuova avventura militare scatenata dagli USA in Libia con l'appoggio diretto del governo italiano e di altri governi occidentali aderenti alla NATO.
La ministra della Difesa italiana Pinotti ha assicurato che “l’ITALIA FARA’ LA SUA PARTE” e ha preannunciato la concessione delle basi italiane per le operazioni militari.
Questa operazione guerresca viola quindi nuovamente l'articolo 11 della costituzione italiana, già violato pesantemente con la precedente aggressione alla Libia del 2011 che ha distrutto il paese più ricco e sviluppato dell'Africa.
La nuova avventura bellica, scatenata con la motivazione ufficiale della lotta all'ISIS, è in realtà una nuova operazione neocoloniale che si propone tre obiettivi concreti:
Una nuova spartizione delle ingenti risorse libiche: gas, petrolio, acqua sotterranea, e la definitiva rapina delle grandi risorse finanziarie libiche depositate nei fondi di investimento internazionali e già “sequestrate” nel 2011 dalle potenze occidentali; 
Il rafforzamento del cosiddetto governo “unitario” della Libia guidato dal fantoccio Serraj, sostenuto dalle milizie islamiche di Misurata e dalla "Fratellanza Musulmana". Questo “governo”, imposto dall'esterno da un gruppo di potenze occidentali con la copertura della solita ambigua risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, non è stato mai approvato ed eletto dai Libici e non è riconosciuto dal Parlamento Libico e dal “governo” di Tobruk che controlla tutta la parte orientale della Libia e che ha condannato recisamente ogni intervento militare straniero, comunque motivato: 
La riapertura di basi militari straniere in Libia che furono chiuse dal governo Gheddafi dopo la proclamazione della repubblica in Libia.
Per eliminare l'ISIS/Daesh, non servono le bombe. ISIS va estirpato alla radice, attraverso sanzioni severe contro i suoi mandanti. Il ricorso a bombe straniere su Sirte, invece, non farà altro che favorire il reclutamento di nuovi jihadisti e un conflitto senza fine, aumentando il caos già creato con la guerra di aggressione del 2011 e moltiplicando il pericolo di attentati anche in Italia.
Gli italiani contrari alla guerra e a nuove avventure neocoloniali sono invitati a organizzare forme di protesta -- insieme a forme di controinformazione su questi gravi fatti -- per dire al governo Renzi: L'Italia si dissoci dai bombardamenti, NO all'uso di tutte le basi militari poste sul territorio italiane e dello spazio aereo italiano.
Roma, 6-8-2016 Lista ComitatoNoNato

giovedì 28 luglio 2016

TERRORISTI E POKEMON: STESSI MANDANTI e stessi corifei ("il manifesto" & Co.)





Virtuali per non morire….liberi.
Le creature virtuali sono perfette, non inciampano, non prendono cantonate, non si distraggono. Quelle in carne e ossa no, toppano, spesso alla grande. Si salvano solo perché c’è un coro assordante che ne copre le manchevolezze. Coloro che mandano la gente a caccia di Pokemon, in parallelo evidente, per quanto inconsapevole, ma certo gratificante, con i cacciatori di teste dell’Isis, maneggiano materia cerebrale già collaudata da anni di ciberpratiche sui cellulari e sui videogiochi. Il rapporto tra l’essere virtuale sullo schermo e l’essere apparentemente ancora reale che manovra l’apparecchio, è disciplinato da regole e meccanismi  che non prevedono sbavature, errori, uscite dallo schemi. Salvo che, come va capitando, il demente incaponito su un Pokemon all’incrocio tra Corso e Via Garibaldi non si faccia radere al suolo dal tram.

Non così quando cacciati e cacciatori appartengono tutti ancora alla specie degli uomini. Che a cacciare siano i cosiddetti terroristi jihadisti (e basta il clic di Rita Katz per rivendicare all’esercito del califfo chi ha picchiato la suocera, o incendiato il bosco, in tal modo includendo nelle di luii armate l’universo mondo di matti e delinquenti), o i cacciatori di terroristi cosiddetti jihadisti, il rischio di accidenti, imprevisti, dimenticanze, trascuratezze, è onnipresente e immancabilmente si verifica. Ora, poi, con il lancio dell’euroterrorismo a cadenza quotidiana (in Francia e Germania, notate, i due paesi che mantengono ancora briciole di inizativa autonoma. Da noi  ci pensa la mafia), quel rischio inevitabilmente si moltiplica. Solo che diventa anche più difficile, per coloro che provano a far emergere la testa fuori dal guano delle coperture mediatiche e a guardarsi in giro, stare appresso alle lacerazioni nel tessuto del complotto, individuarle e rivelarle. Come in tanti abbiamo fatto per la fallimentare bufala dell’11 settembre e seguenti (fino a quando non arrivano, nel tripudio dei Bush e dei Cheney, dei Giulietto Chiesa a dirci che, no, ci siamo sbagliati, sono stati davvero i dirottatori sauditi, dopo tutto, a buttar giù le Torri Gemelle).

L’epidemia terroristica in corso in Europa ha gli stessi connotati di altre epidemie fobìageniche lanciate dalle medesime centrali - aviaria, mucca pazza, Aids, il pericolo rosso d’antan, i rom rapitori di bambini, lo spread, l’apocalisse di un’Europa senza Ue e senza euro  -  e cioè assenza di rimedi compatibili con le condizioni di vita esistenti, sentirsi totalmente inermi e alla mercè e, quindi, panico, irrazionalità, accettazione di tutto quanto ti viene fatto passare per unica possibilità di salvezza: la tua riduzione in schiavitù. Questo, nel caso specifico dello “scontro di civiltà” con l’ottenebrazione islamica, “per difendere i nostri valori e il nostro stile di vita”.


Nostri valori impersonati da chi ha ridotto nelle condizioni che non vediamo Iraq, Libia, Afghanistan, Siria, Yemen, Somalia. Di chi nel solo Iraq ha sterminato, tra sanzioni e decimazioni, 3 milioni di vite. Stile di vita magnificamente esemplificati dalla banda di malfattori del giglio magico, dalla signora Clinton che sghignazza sul linciaggio di Gheddafi, dal Premio Nobel delle 7 guerre e conseguenti genocidi, dagli Agnelli che si beccano 7 miliardi di euro dallo Stato e se ne vanno a pagare tasse ridicole in Olanda, da Barbara d’Urso e Maria De Filippi, da, appunto, i mentecatti persi al mondo, arrovellati nei megabyte dello smartphone, i prosseneti – genitori e pubblicitari – che corrompono la fragile psiche dei bambini prostituendoli negli spot per prodotti di merda. Valori e stili, signori miei, che qualunque musulmano assennato, come lo è un miliardo e mezzo, tolti quelli che si sono prestati a fornire all’Occidente pretesti per far invadere e distruggere i paesi dei propri correligionari, o per disciplinare i cittadini dello stesso Occidente, trova ripugnanti.

Attentati gruviera
Ma ecco le più recenti falle nell’esecuzione e validazione delle operazioni terroristiche, tutte eseguite da personaggi borderline, fuori di testa, malviventi, manco per niente religiosi fino al giorno prima, curriculum criminale, attenzionati (ma mai bloccati) dalla polizia e dai servizi, schedati. E tutti silenziati perché uccisi. Ovviamente manipolati, istigati, istruiti e lasciati fare. Poi succede che a Nizza le telecamere riprendano tutto, l’assenza di polizia, la corsa indisturbata del camion per giorni e chilometri, il demenziale mitragliamento finale. Ma forse anche qualche altra presenza operativa, del resto denunciata da testimoni. E succede che il ministro degli interni disponga la distruzione di tutti i video, cioè di tutto quanto possa servire agli inquirenti, e che la poliziotta nizzarda responsabile rifiuti. Bravissima. Falla imprevista.

Analoga procedura in Germania per la strage del matto di cui ci si inventa spudoratamente, senza il minimo addentellato concreto, l’effetto imitativo del folle norvegese che aveva fatto fuori un’ottantina di giovani del partito di sinistra.Tanto per richiamare un altro innesco di panico: il lupo solitario stragista che colpisce chiunque ovunque. Anche qui il ministro impone il sequestro di tutte le registrazioni delle telecamere e il divieto alla circolazione di video. Incomprensibile? Mica tanto. Forse non è per nascondere l’agente del BND (Bundesnachrichtendienst, l’Intelligence tedesca) che da dietro l’angolo grida “Allah-U-Akbar” . Forse è per non suscitare inutili domande su come diavolaccio sia stato possibile che un singolo e disturbato ragazzotto per almeno tre ore, dalle 17.30 alle 22.30 (quando la polizia ne annuncia il ritrovamento), si muovesse indisturbato tra marciapiede davanti al McDonald’s, scantinato e poi tetto del centro commerciale e, infine, dopo aver sparacchiato e ammazzato, si allontanasse tranquillo per un chilometro e poi si suicidasse, visto che nessuno lo arrestava. E che tutto questo succedesse mentre le dirette ci mostravano stormi di poliziotti, di robocop, di militari usciti da Star Trek, al passo, di corsa, di qua, di là, da morir dal ridere, che imperversavano in zona senza concludere una mazza, senza che un drone, un satellite, un aquilone, gli indicassero dove fosse uno che stava sparando alle persone.


Ma il bello, il peggio, è un'altra cosa: Ricordate il video trasmesso in tutto il mondo in cui si vede il camion di Nizza correre a zig zag per la Promenade des Anglais? Colpo di fortuna per chi l’ha ripreso. Si tratta di Richard Gutjahr, israelita legato a Israele tramite consorte Einat Wilf, ex deputata del partito neonazista di Netaniahu, proveniente dall’intelligence militare di Sion, tenente nell’UNIT 8200, già in corsa per la presidenza del Congresso Ebraico Mondiale. Era il 14 luglio. E, toh, guarda il caso, il 22 luglio (fonte Maurizio Blondet) Richard Gutjahr gode di una fortuna doppia, perché, con la sua telecamera, si trova a Monaco, davanti al Centro Commerciale “Olympia”, sul marciapiede di fronte, proprio quando ne esce Ali Sonboly e si mette a sparare sulla gente. Di nuovo sono le sue immagini che fanno il giro del mondo. E’ molto azzardato, troppo complottista, sospettare che Gutjahr fosse lì perché sapeva cosa sarebbe successo? Proprio come queilla mezza dozzina di spie israeliane che filmarono gli attentati dell’11 settembre da un terrazzo di fronte, li festeggiarono, vennero arrestati, trovati in possesso di sofisticare apparecchiature di spionaggio, rimpatriati e in patria, alla tv, ammisero che erano andati per “riprendere l’evento”.

Ricordate il falso dell’aeroporto di Bruxelles? Un’immagine del 2011 di un esplosione a Mosca, con tanto di vittime per terra, fatta passare per la ripresa di una telecamera di sorveglianza dell’aeroporto belga? E’ successo di nuovo, a Monaco. La presunta immagine di morti e feriti nel centro commerciale Olympia, fatta circolare nei media, è la foto, trattata, di un’esercitazione svoltasi mesi fa nel Regno Unito. Vedete la foto originale trasmessa da RT e poi quella manipolata, con i volti oscurati, fatta passare per la scena di Monaco.
Nella prima foto, originale,, il tipo ha occhiali e mascherina contro gli effetti dell'esplosione simulata. Nella foto trattata lineamenti, occhiali e maxcherina sono spariti.
   



Cosa c’entra tutto questo con i Pokemon? Non credo che sia azzardato l’accostamento tra l’ossessione Pokemon, la caccia al mostro virtuale, ora non più collocato in ambienti artificiali, ma nelle nostre piazze, case, musei, parchi, cimiteri, bar, Hiroshima, bagni pubblici, chiese, e l’ossessione della morte, dei mostri-terroristi, del serialkilleraggio passato dal mondo virtuale dei videogiochi a quello reale delle guerre esterne e interne giustificate dall’Isis.Tutto, Pokemon, smartphone, videogiochi, guerre, terrorismo esterno e interno e guerre, esce dallo stesso laboratorio dello scienziato pazzo. Tutto serve ai fini per i quali i committenti lo hanno reclutato e incaricato, lo scienziato pazzo, ma ricco..

Pokemon e lobotomia
I Pokemon da inseguire, catturare, potenziare, liquidare, per strada sono la versione apparentemente giocosa e benevola, con mostricciattoli accattivanti, compatibili, dei nemici  orripilanti, ma posti in ambienti di fantasia, che il giocatore di playstation deve affrontare, frantumare, bruciare, sterminare. Sono i consanguinei dei chat, dei giochi, dei selfie immagazzinati, delle musiche negli smartphone, Ipad, Iphone. Sono gli strumenti di genii criminogeni al servizio dei sociocidi che si sono ripromessi il governo totalitario del mondo, la sottomissione del genere umano, l’illimitato sfruttamento della natura, l’arricchimento sensa remore con trasferimento di ogni ricchezza dai suoi titolari ai rapinatori della Cupola. Nella metro, sul treno, in qualsiasi sala d’aspetto, sulle panchine, tra i banchi di scuola, nelle assemblee, nove idioti su 10 perdono la percezione di dove stanno, di cosa e di chi li circonda, dei suoni, colori, degli stimoli esterni al ricordo, alla riflessione, all’emozione, per sprofondare nell’isolamento totale, travestito da comunicazione o gioco. E’ l’atrofizzazione dei sensi, dei processi mentali, dei rapporti con gli altri e con l’ambiente. E’ l’atomizzazionedella comunità, l’isolamento dell’individuo, la frantumazione di ogni coesione sociale. E’ rendere inoffensivo la persona e, quindi, il suo contesto storico e naturale.

Con i brutti ceffetti di Pokemon, del solito pessimo gusto disneyano nippo-americano che aveva già tolto dignità e autenticità agli animali biecamente antropomorfizzati (per sostituire nei bambini al rapporto con esseri altri ma veri quello con repliche di se stessi, parlanti e abbigliati, hanno fatto un passo avanti. Intanto e ancora non ci si rapporta più con i propri simili e il proprio ambiente naturale o urbano, costruito dalla natura e dalla creatività umana appositamente per noi. E magari, fissati su quell’aborto di fantasia che compare all’incrocio, si andasse a sbattere e ci si svegliasse! Sarebbe un effetto collaterale anche benefico, educativo. Ma si degrada tutto ciò che ci circonda, che vada amato, goduto, incamerato, o criticato, respinto, combattuto o sposato, facendone la quinta casuale e irrilevante di piccoli obbrobri virtuali. Obbrobri a cui i creatori e i politici sponsor hanno assegnato il compito di catturarci. E’ l’hybris per cui ci illudiamo di catturare, prevalere, affermarci, vincere e, invece, siamo catturati, sottomessi, vinti. Senza renderci conto. Come succede in quel grandissimo, profetico, orwelliano, film di John Carpenter “Essi vivono”, nel quale messaggi subliminali di autocastrazione e obbedienza, leggibili solo a chi aveva quell’ultimo paio di occhiali (metafora della capacità critica), venivano assorbiti e metabolizzati da una massa ridotta in schiavitù senza sapere perché e senza rendersene conto.

C’è un altro programmato effetto disumanizzante nei redditizissimi, in termini monetari e sociocidi, Pokemon. Nell’immaginario individuale e collettivo vanno a sostituire un mondo di fiabe popolato da personaggi con una storia, un carattere, comportamenti, contraddizioni. Insomma, al posto di un interlocutore impegnativo, con il quale misurarsi e grazie al quale penetrare in altre categorie di comportamento, confrontarsi con altri piani mentali, trovarsi in ragionata contraddizione o armonia, ci sono queste macchiette colorate che appaiono e, al più, si trasformano senza motivazione, senza passato e futuro, senza contesto, senza un mondo parallelo nel quale trovare riflessi o negazioni del proprio. Un vero assassinio di Biancaneve, del Lupo Cattivo, di Pollicino, di Pinocchio e del Gatto e La Volpe. Dunque un socicidio abilmente affiancato al culturicidio. Un’umanità lobotomizzata, è questo il compito assegnato, in cambio di fior di miliardi e nella standing ovation di milioni di lobotomizzati, a Bill Gates, Steve Jobs,  Nintendo e gli altri mercenari del potere assoluto.

Naturalmente, a parte qualche voce dissidente compressa tra gli osanna idolatri della tecnologia qualunque essa sia (una è quella dell’ottima Daniela Ranieri su Il Fatto Quotidiano), il coro è totalmente sincrono. Sembra che l’umanità abbia compiuto un altro scatto verso l’evoluzione: la realtà virtuale inserita in quella fisica, felice matrimonio che universalizza il ludico in tempi per altri versi cupi e deprimenti. E qui il “manifesto”, con quell’etichetta per i gonzi di “quotidiano comunista”, esprime tutta la sua autentica natura di organo di fiancheggiamento dei processi di decerebrazione e falsificazione mondialisti. Accanto al panegirico dedicato a una serial killer da manicomio criminale come Hillary Clinton (ripetendo, dopo gli scandali della sua corruzione, la sua frantumazione della Libia e di Gheddafi, i suoi servizi da  bella di giorno e di notte nei postriboli Wall Street, Pentagono e Neocon, l’esaltazione del 2008, racchiusa nel termine “Angelo biondo”), accanto all’istantanea esecuzione di ogni desiderio che traspaia dai poteri criminali supremi, che riguardi l’Afghanistan o Assad, Milosevic o Gheddafi, l’operazione Regeni o il salvataggio della democrazia turca grazie a Erdogan, ci sono gli ascari della Kultur.

Alias, i paginoni detti culturali, astruserie elitarie da far sentire un allocco non solo il proletario, ma perfino un laureato di cospicui studi. Pagine perciò utili, con l’effetto esclusione e umiliazione, alla lotta di classe dall’alto, che hanno un loro campione in tale Federico Ercole. Quanto più splatter, orrido, corruttore, cultore di violenze efferate, sollecitatore di massacri  e devastazione, è un nuovo videogioco, tanto più orgasmatici sono i peana di Ercole. Il personaggio pare muoversi tra incoscenza e complicità con quanto è alla radice della necrofilia che gli Stati Unii coltivano nel proprio ventre e rovesciano sul resto del mondo. E naturalmente non poteva mancare all’appuntamento con i Pokemon, che la sua tagliente intelligenza ha classificato nell’amabile mondo del ludico. In pagine del giornale che avviluppano questa vera e propria apologia di reato, questo incitamento a spersonalizzarsi, se non a delinquere, si parla anche di altro. Tipo della campagna di killeraggio di afroamericani in corso negli Usa, su cui sono chiamati a sdottoreggiare comparse mediatiche rotte a ogni imbecillità: la diffusione delle armi, il secondo emendamento, il razzismo latente o patente, il disagio sociale, l’esclusione, l’incomunicabilità tra le comunità, bla bla bla.

In tanto, qualche pagina più avanti, Federico Ercole inneggia a tutto quello che è stato inventato e viene inventato, esaltato, diffuso, consumato al fine preciso di rendere normale e addirittura affascinante una polizia militarizzata, composta da energumeni in foia di pestaggio e spari in testa, appositamente addestrata perché i neri, e non solo i neri, si rassegnino. E, se non lo fanno, giustifichino l’inaugurazione di quei campi d’internamento, già allestiti dalla FEMA (Protezione Civile) in tutti i 52 Stati, in vista delle sollevazioni che ci saranno quando la gente non ne potrà più. O quando troverà gli occhiali che fanno scoprire i messaggi subliminali.

E’ il processo in atto in tutto l’Occidente. Dalle nostre partri la via la indica Erdogan che ha appena chiuso 130 pubblicazioni e incarcerato una cinquantina di giornalisti, oltre a 60mila altri sospetti. Autoattentati e autogolpe a questo servono. E’ confermato dall’11 settembre in poi. Germania e Francia si adeguano di corsa: Guardia Nazionale di nuova istituzione, tipo i pretoriani dell’imperatore, militari in strada, forze speciali, sorveglianza totale. I sospetti? Tutti. E’ il nuovo ordine mondiale, bellezza. Gli attentati servono a questo, non lo vuoi capire?

Manifesto e Amnesty: meglio Erdogan che Al Sisi

C’è Erdogan, al confronto col quale il presidente egiziano Al Sisi, malauguratamente laico e non Nato, è una mammoletta (diffidate dalle nefandezze che gli attribuiscono le vivandiere dell’Impero: è la tecnica Saddam, Milosevic, Gheddafi, Chavez…). Ci sono i capi che dalle capitali occidentali ordinano l’eliminazione dalla faccia della terra di paesi e popoli. Ma chi va a fiaccolar al Pantheon il “manifesto”, e con lui Amnesty Italia, e con loro Arci, triplice sindacale, Acli, i sindacalisti degli embedded Federazione della Stampa  e Usigrai, con la faccia come il culo, Save the Children, (quella del Viagra data da Gheddafi ai suoi soldati perché stuprassero bimbetti) e tutto il cucuzzaro ripugnante dei fiancheggiatori dei creatori di Pokemon e Isis? Ma come non indovinarlo: Giulio Regeni. Sì, proprio quello che a Londra se la faceva, nella simpatica ditta “Oxford Analytica”, con i più fetidi arnesi dello spionaggio atlantico e degli squadroni della morte: McColl, Young e Negroponte. Povero ragazzo che si è fidato di chi lo ha spedito a immolarsi per una bella provocazione a un presidente che si era permesso, con grave scorno del “manifesto”, di liberare gli egiziani dai cari e fidati Fratelli Musulmani.


Qualcuno al Pantheon avrebbe potuto scorgere qualche tesserino Cia. Qualcuno a Monaco avrebbe potuto intravvedere battaglioni di reparti speciali zampettare in giro per tre ore lasciando fare a un mattocchio iraniano. Qualcuno a Rouen o a Nizza, a Ansbach o a Wuerzburg, avrebbe potuto fare domande sconvenienti sul perché quelli che oscurano siti eversivi e ne catturano i titolari, non hanno mai beccato quelli dei siti Isis che rivendicano ogni nequizia. Qualcuno a Parigi, Bruxelles e altrove potrebbe aver visto che i terroristi si sarebbero potuti bloccare vivi meglio di un piccione a San Marco, ma che li si ammazzano apposta. Qualcuno avrebbe potuto… se intanto non fosse stato impegnato ad acchiappare quel maledetto Pokemon.

sabato 23 luglio 2016

L'11 SETTEMBRE SAUDITA DI GIULIETTO CHIESA E QUELLO VERO. Non è questione di capponi di Renzo. E' questione di vita o di morte. Una conferma Usa.





Curati. Non rispondo in pubblico perché non voglio dare soddisfazione né a te, né ai tuoi pochissimi tifosi. Questa non è una disputa tra giornalisti. E’ il peto di un frustrato”. (Giulietto Chiesa a Fulvio Grimaldi, 22/7/2916)

http://www.informationclearinghouse.info/article45154.htm (Paul Craig Roberts distrugge la manovra Usa “sauditi-11/9”)

Ragazzi, c’è un altro imbecille, un altro squilibrato, un altro disonesto, un altro infame. Uno che da Giulietto Chiesa si meriterebbe tutti gli appellativi che l’eminente collega mi ha dedicato in risposta a una mia argomentata contestazione (vedi “Giulietto Chiesa, l’iroso Debunker”). Per la verità, a buttare un occhio ad alcuni dei migliori analisti geopolitici internazionali e perfino al pubblico occhiuto ed evoluto che mi onora dei suoi commenti ai miei post sul blog e su FB, di altri imbecilli infamoni ce ne sono a iosa e, grazie allo spunto del diverbio Grimaldi-Chiesa, sembrano sollecitati a moltiplicarsi. Ma l’imbecille di cui parlo qui, e di cui potete leggere le infamie e imbecillità andando al link qui sopra, è speciale, merita attenzione e considerazione forse un tantino più alte di molti di quelli che ci raccontano le cose del mondo e, nello specifico, degli Usa.